lunedì 28 novembre 2016

L'angelo

fa venire i brividi la sequenza iniziale del nuovo thriller di Sandrone Dazieri pubblicato da Mondadori, L’angelo: il treno ad alta velocità proveniente da Milano arriva a mezzanotte a Roma Termini con la prima carrozza  piena di morti e si tratta di vere e proprie maschere dell’orrore, un trionfo di sangue ed escrementi.  Colomba Caselli, vicequestore, già protagonista del precedente romanzo di Dazieri, Uccidi il padre, capisce in fretta che ad uccidere tutti deve essere stato un gas iniettato nel vagone. Arriva subito una rivendicazione da parte dell’Isis e all’inizio la pista da battere sembra questa. Colomba chiama in suo aiuto Dante Torre, che da bambino è stato oggetto di un terrificante esperimento di segregazione e, oltre a innumerevoli fobie, ha sviluppato particolari capacità intuitive. Insieme smontano la pista del terrorismo islamico; lei però viene sospesa dal servizio (i migliori investigatori in letteratura sono sempre in bilico tra ciò che è legale e ciò che non lo è). L’omicida è una donna lituana che gira coperta di bende e di trucco, basta provare curiosità nei suoi confronti per fare una fine orripilante e, come se non bastasse, nel tempo libero si scatena su internet con centinaia di avatar che reclutano assassini in ogni parte del mondo. L’azione si sposta da Roma a Milano, da Venezia a Berlino ed ognuna di queste città non è solo un fondale ma è descritta nel dettaglio attraverso specifici quartieri. Esperimenti su esseri umani interrotti solo dall’esplosione della centrale di Chernobyl, la mafia russa e i suoi killer, una multinazionale fondata da un sudafricano, un fantomatico fratello che riappare sotto mentite spoglie: nell’Angelo succede di tutto e di più.  Anche Dazieri però cede alla tentazione comune ai giallisti italiani di concedersi divagazioni a carattere alimentare: tra una strage e l’altra scopriamo tutto sui vari tipi di caffè che piacciono a Dante Torre e presumibilmente all’autore (nessuno è perfetto).

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