domenica 27 novembre 2016

Snowden


Oliver Stone fa sua la battaglia di Edward Snowden contro il sistema informatico statunitense che viola la privacy di tutti in nome di un’ipotetica sicurezza e tenta di controllare i paesi esteri accedendo alle loro reti telefoniche ed energetiche con rischi incalcolabili se al governo sale uno squilibrato (ipotesi non tanto remota). Snowden rientra nel novero dei suoi film più validi: molto schierato, molto efficace nella rappresentazione dell’eroe, molto spettacolare. Dura un po’ troppo ed è un po’ stereotipato nella parte che riguarda il rapporto tra Snowden e la sua fidanzata (ma bisognava far passare il messaggio che se lui non fosse stato animato da passione civile avrebbe potuto godersi la vita in America con una bella ragazza che gli voleva bene e soldi a profusione). Seguiamo il protagonista da quando si nasconde in un albergo di Hong Kong per raccontare tutto quello che sa ai giornalisti del Guardian a quando, in un lungo falsh back, ricostruisce il suo impegno di genio dell’informatica per la Cia, dalla Svizzera a Tokyo, dal Maryland alle Hawaii, a contatto con segreti sempre più sconcertanti sulla possibilità di accedere a qualunque informazione su chiunque. Joseph Gordon-Levitt è talmente convincente nel suo ruolo, che quando nel finale si vede il vero Snowden che parla dal suo esilio in Russia, sembra lui un imitatore dell’originale. Si esce dal cinema parecchio inquieti, ma con la sensazione di aver imparato qualcosa.

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