lunedì 28 novembre 2016

Sottomissione volontaria

Ester è una di noi. Una donna cresciuta tra i libri e per i libri, convinta che prima o poi vivrà un amore travolgente come quello che ha conosciuto attraverso i testi. Vive a Stoccolma, ha trentun anni e un compagno  che la lascia in pace e soddisfa le sue esigenze fisiche e mentali. Un giorno le viene chiesto di tenere una conferenza sull’artista Hugo Rast. Studiando a fondo gli scritti e le opere di questo signore, Ester s’innamora di lui. Quando lo vede la prima volta, il giorno della conferenza, rimane colpita dal modo in cui lui sposta il soprabito dalla sedia al vano della finestra (le sembra che i suoi gesti siano fluidi e attenti: in pratica è già preda di un delirio amoroso). La sfortuna di Ester è che Hugo rientra nella categoria degli artisti compiaciuti di sé, che incoraggiano la presenza di donne adoranti nei loro pressi. La svedese Lena Andersson in Sottomissione volontaria (traduzione di Carmen Giorgetti Cima, e/o) racconta l’anno che Ester butta via in attesa che Hugo ricambi i suoi sentimenti. Quello che colpisce nel libro è la lucidità con cui la protagonista commette i suoi errori: Ester è troppo intelligente per non capire che Hugo è un trombone, un vanesio, un fatuo, e lui non fa nulla per mostrarsi migliore di quello che è, eppure la Speranza che l’amore trionfi la domina e la fa sragionare. Per prima cosa, Ester, che è una donna tutta d’un pezzo, liquida il suo compagno Per, che fa il grande errore di metterla alle strette quando capisce che lei non pensa che a Hugo. Poi si attacca alle cene che una volta alla settimana il grande artista le offre (per parlare di sé naturalmente “nessuno dei due era interessato a lei, ma entrambi erano interessati a lui”). Dopo tre mesi, finalmente, lui le propone di invitarlo a casa sua. A letto si compone in modo inquieto e trattenuto: Ester dovrebbe capire che non c’è storia, e invece è convinta che una volta consumato l’atto sessuale il più sia fatto. Seguono altri due incontri dello stesso tipo e poi Hugo si dà alla macchia; Ester non si rassegna e centellina sms, lettere spedite per posta e mail per mantenere in vita un rapporto  che non è mai esistito se non nella sua testa (nel frattempo il “coro delle amiche” interpreta, consola, lenisce, esorta e indica nuove rotte: tutto invano). Il titolo mi aveva fatto pensare al solito romanzo su una donna che subisce maltrattamenti da parte di un uomo, mentre il libro di Lena Andersson è un finissimo trattato contro l’idealizzazione del rapporto amoroso da parte di donne drogate di letteratura. Ai soggetti a rischio andrebbe somministrato come un vaccino. Solo l’ironia ci può salvare.    

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