venerdì 30 dicembre 2016

a Santa Cruz

quando eravamo giovani non c'era vacanza (da quelle in paesi esotici al giro in camper della Sicilia alla gita in Corsica) in cui il marito non collassasse per uno o due giorni: quando passa dodici ore in ufficio non si ammala mai; il sole, il vento, l'acqua, i cibi diversi dal solito lo riducono uno straccio. Stanotte ha cominciato a gemere e stamattina per lui è stato uno strazio alzarsi e affrontare le due ore e mezza di navigazione da San Cristobal a Santa Cruz. Appena arrivato in hotel è schiantato sul letto e a noi tre non è rimasto che salutarlo e salire sul pick up della guida (una ragazza riservata e competente con un inglese fluido che i suoi colleghi maschi si sognano). Prima tappa: un ranch costruito su cave di tufo. Per prima cosa abbiamo camminato sotto terra nel canale scavato dalla lava, poi all'aperto abbiamo ammirato tartarughe centenarie (non è vero che le tartarughe si riproducono per pochi anni, secondo lei dai ventotto in poi possono fare uova per tutta la loro lunga vita). A pranzo riso e pesce e poi il centro Darwin in cui vengono tenute tartarughe giovani o di specie protette. In overdose da tartarughe, il figlio aveva stabilito le regole per il pomeriggio: surf o sub erano per lui le uniche opzioni possibili. Siamo entrati in un negozio e ha affittato una tavola; a quel punto la guida si è disinteressata del nostro destino, ci ha salutato e ci ha dato appuntamento a domani. Una e mezza, sole equatoriale a picco: una signora di mezza età e due ragazzi si aggirano per le strade di Santa Cruz con gli zaini e una tavola da surf. Avvistiamo un surfista, ma il figlio si rifiuta categoricamente di chiedergli consigli. Saliamo su un taxi e diciamo Tortuga beach perché il figlio si ricorda di aver sentito questo nome nel negozio da surf. Dopo pochi metri il tassista ci lascia ai piedi di una salita; mentre scendiamo ci dice che ci aspettano quaranta minuti di camminata. Siamo morti di caldo e non sappiamo cosa ci aspetta, facciamo tutta la strada ridendo di noi e delle nostre stolide iniziative. Alla fine la fatica è ricompensata: la baia di sabbia bianca e sottile è bellissima e molti ragazzi locali si avventurano alla ricerca delle onde. Il figlio sparisce con la sua tavola, io e la figlia, dopo un tuffo nelle onde sprofondiamo nelle nostre letture. Lei finisce il suo Norvegian wood, io il mio Fato e furia; come me leggere sotto il sole non le dà fastidio per niente. Ritorno lieve con figlio entusiasta e distrutto dalla fatica. Il marito è venuto a cena con noi, facendo uno sforzo immane per reggersi in piedi; speriamo domani stia meglio.

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