martedì 27 dicembre 2016

arrivo a San Cristobal

 di nuovo in aereo e con una sosta tra Quito e San Cristobal di quaranta minuti: così Ora che è novembre me lo leggo tutto d'un fiato e faccio in tempo anche a scrivere due note sull'ipad. All'arrivo sull'isola, la capitale delle Galapagos, troviamo Poli, una guida nata e cresciuta qui, che parla solo spagnolo ma si sforza di farsi capire e capirci. Ci porta a mangiare in un ristorantino locale, dopo averci fatto lasciare le valigie in un alberghetto (i diminutivi sono obbligatori, qui è tutto abbastanza improvvisato e di dimensioni ridotte). Consumato senza molto entusiasmo un trancio di pesce e del riso (la cucina equadoregna finora non ci ha fatto impazzire), partiamo a piedi verso il Centro de Interpretation dove pannelli fotografici ricostruiscono la storia di queste isole dalla eruzione vulcanica che le fece affiorare, alla scoperta da parte di Darwin, alla fase in cui divennero colonie penali. Saliamo lungo un percorso panoramico, fa un gran caldo, e poi scendiamo verso una baia in cui ci tuffiamo. L'acqua bella fredda mi ridà un po' di forze e la tappa successiva è su una spiaggia piena di leoni marini. Ce ne sono di minuscoli e belli, che giocano tra gli scogli e il mare e di enormi distesi sulla sabbia come se fossero morti. Ogni tanto qualcuno si avvicina ad annusarci e ci fa fare dei salti all'indietro: hanno un'aria giocherellona e pacifica ma non si sa mai. Qualcuno è liscio, qualcun altro peloso e con i baffi. Resteremmo a guardarli per ore, ma ci prende una grande stanchezza e ci avviamo verso le nostre stanze. Nei prossimi giorni sarò molto impegnata a fare la "naturalista" e leggerò forse un po' meno, chissà.

Nessun commento: