giovedì 29 dicembre 2016

gita a Leon Dormido

a un'ora di barca dal porto di San Cristobal c'è uno sperone di roccia che da lontano ricorda un leone marino. È lì che ci siamo diretti oggi. Al momento di salire sulla piccola imbarcazione, il figlio è stato preso dallo sconforto: da quando è arrivato protesta con il padre perché ha programmato per loro due solo l'immersione subacquea del 2 gennaio e quando ha visto che tre dei passeggeri erano pronti per il sub si è sentito orribilmente defraudato. A nulla è valso il racconto della moglie di uno dei tre, una tipa gentile di San Diego che insisteva nel dire che lei non andava sott'acqua perché si era spaventata per le correnti; lui li guardava infilarsi le mute e aggiustare l'erogatore e per poco non piangeva. La nostra guida di oggi era una ragazza bruna, piccolina, con delle tette enormi; ci ha detto che anche con lo snorkeling avremmo potuto vedere dei bei pesci e ci siamo tuffati con lei. In un attimo siamo stati raggiunti da un branco di squali martello, squali Galapagos e altri due tipi di squali. La guida sembrava impazzita di gioia: alzava la testa e urlava, incredibile, che fortuna, guardate, guardate! Io ero la meno entusiasta del gruppo, tutto quello squalume non faceva per me: e se avessero deciso di addentarmi una coscia? Dopo gli squali, le razze e le tartarughe. Il gruppo di San Diego pareva assatanato, non sarebbero mai usciti dall'acqua, ma a pochi metri da noi erano apparsi i delfini e per rincorrerli hanno acconsentito a risalire sulla barca. Altro bagno stavolta in mezzo ai delfini e al figlio era tornato il sorriso, mentre chi si era immerso con le bombole si è dichiarato piuttosto insoddisfatto della fauna vista in profondità. L'unica cosa non all'altezza della giornata è stato il piattone di riso e pollo consumato a bordo; che gli equadoregni non siano gran cuochi pare un fatto accertato. Dopo tanto sguazzare ora torno al mio kindle e alla navigazione che mi è più familiare.

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