giovedì 8 dicembre 2016

Il mio cane preferisce Tolstoj

Adelmo Santini ha raggiunto una certa notorietà con i suoi programmi radiofonici, televisivi e i suoi libri. Ora che è intorno ai cinquanta se ne sta acquattato nella casa ereditata dai genitori a Borghetto. Viene raggiunto (in modo bizzarro: con consegna a mano da parte di un suo omonimo) da una lettera anonima che lo minaccia di morte. Chiama allora intorno a sé due sodali, il fratello del suo migliore amico morto e un giallista. Con loro cerca di capire chi possa essere animato da risentimento nei suoi confronti e la lista che stila comprende più di duecento nomi. Tante donne; anche se una sola, la sua prima moglie, Vera, ha lasciato in lui un segno profondo. Il mio cane preferisce Tolstoj di Paolo Cioni, pubblicato da Elliot, si propone come una rivisitazione ironica di un'esistenza buttata alla ricerca di facili successi e facili scopate (crudamente scrive Cioni: "la fica: c'è una fase nella vita dell'uomo in cui la quantità e la varietà sono più importanti di tutto il resto"). Posso dire di essere stufa di scrittori italiani con alter ego ingoiati (ancorché pentiti)?

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