sabato 3 dicembre 2016

Non mi vendere, mamma!


“La maternità surrogata è il trionfo del ricco sul povero, l’ultima frontiera della schiavitù”: ha le idee molto chiare su un tema che divide le coscienze, Barbara Alberti e la sua favola Non vendermi, mamma! pubblicata da nottetempo si riassume tutta nel titolo. C’è Chico, un bambino, che dai primi mesi di gravidanza istaura un dialogo con la madre per convincerla a non cederlo alla coppia che ha fatto impiantare in lei un ovulo fecondato. La mamma, Asia, cresciuta in un orfanatrofio, è una creatura selvatica e fragile, che si è attaccata all’amore per il suo compagno di sventure, Lillo. Dopo aver rubato ed essersi prostituita per lui, Asia acconsente anche a diventare madre per la coppia Trump: i centocinquantamila euro che guadagnerà serviranno a tenere al riparo il suo uomo dai pusher che lo aspettano sotto casa. All’inizio essere incinta al posto di Meggy (la signora Trump, ex modella di biancheria intima, che non vuole rovinarsi la linea ed è venuta in Italia per avere un bambino lontano dai riflettori) per Asia è un’esperienza esaltante: viene portata in una clinica svizzera dove tutti sono al suo servizio e pensa pure di aver trovato degli amici. Poi, essendo una ragazza sveglia, si accorge che i due americani sparlano di lei alle spalle, non hanno nessuna intenzione di portarla con loro e scopre persino che, con la complicità di Lillo, hanno fatto fuori la sua amata cagnetta. Dal canto suo Chico parla incessantemente: fa appello a storie prese da libri e dal film per farle intravedere mondi dove non contano solo i soldi e per convincerla a fuggire con lui. Racconto ironico e appassionato, Non vendermi, mamma! è perfetto per scatenare dibattiti: non c’è nessun moralismo nella presa di posizione di Alberti contro il consumismo genetico, c’è solo la costatazione (presa da Pasolini) che la famiglia è sempre un’associazione a delinquere, ma che ci sono associazioni peggiori di altre.

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