martedì 27 dicembre 2016

Ora che è novembre

tre sorelle, un padre indurito dalle fatiche e dalle preoccupazioni, una madre "che affrontava tutto in silenzio e viveva dentro le vite degli altri come se fossero la sua", il ritorno nella vecchia fattoria,  l'incubo dell'ipoteca: Ora che è novembre, il romanzo di Josephine Johnson che nel 1935 vinse il Pulitzer (l'aveva scritto a ventiquattro anni), torna da Bompiani nella traduzione di Beatrice Masini. L'io narrante è Margaret, la sorella di mezzo, all'inizio una quattordicenne quasi felice di essere passata dalla città alla campagna insieme alla sorella Merle, compagna di svaghi e d'impegni; la maggiore, Kerrin, "non era mai stata come noi", "faceva le cose all'improvviso, da selvaggia, oppure non le faceva affatto". Un compleanno del padre, a lungo preparato e pregustato dalle tre ragazze, diventa occasione di scontro e finisce con il cane accoltellato: è il triste presagio della catena di sventure che sta per abbattersi sulla famiglia. Al centro di Ora che è novembre c'è l'arrivo di Grant, un lavorante che catalizza l'attenzione delle tre ragazze: Johnson gioca sul non detto e la sua protagonista si limita a osservare come Kerrin sia turbata da lui e Merle divertita dalle sue chiacchiere; quanto a lei, ben presto scopre di amarlo, perdutamente e senza speranza. Ma a conquistare la ribalta è la siccità e il sogno della famiglia di pagare i propri debiti e tornare alla normalità svanisce nel peggiore dei modi. Cupissimo, ipnotico, con una scrittura che non è invecchiata per niente.

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