venerdì 2 dicembre 2016

persi nel pronto soccorso

all'una e un quarto, stremati dall'attesa dell'otorino, abbiamo deciso di andarcene: il figlio ha firmato il foglio di dimissioni e siamo usciti dal pronto soccorso. Io ero con la mia macchina, il marito con la sua, abbiamo cominciato a vagare all'interno del perimetro del Policlinico per cercare l'uscita facendo tre giri completi per trovarla, mentre l'uomo all'ingresso si rifiutava di alzarci la sbarra. E' stata tutta così la serata di ieri, un'alternanza di persone rigide e di persone superdisponibili mentre l'angoscia per la caduta dal motorino del figlio pian piano che le radiografie escludevano il peggio si attenuava. Alle otto di sera, mentre ero sprofondata sul divano, mi è arrivata una chiamata da Alessandro, l'amico con cui il figlio va in palestra. Vedere quel numero e sentirmi il cuore balzare in petto è stato tutt'uno. Al telefono la voce del figlio provava ad essere rassicurante, mamma, ho fatto un incidente con il motorino, niente di grave, ora vado a casa di Ale, mi pulisco la faccia e poi torno. Sullo sfondo sentivo gente parlare di ambulanza e presto sul posto ne è arrivata una e lo hanno portato al Policlinico. Ho chiamato il marito, ancora al lavoro, ha detto vado io. Il tempo di posare il telefono e ho deciso di raggiungerli, a casa non potevo proprio stare. Traffico bloccato sul Lungotevere per una macchina che si era fermata sul Muro Torto e un'ansia incontenibile dentro. All'ingresso del pronto soccorso il figlio steso su una barella con la faccia tumefatta, due denti scheggiati, un labbro gigante e il tentativo di un sorriso; intorno a lui il marito e due amici, Alessandro e Tommaso. E' cominciata la lunga attesa: lo hanno visitato, gli hanno fatto le radiografie, poi gliel'hanno rifatte. Noi eravamo fuori e ogni tanto io riuscivo a infilarmi nella sala e stargli vicina, mi cacciavano, rientravo, mi ricacciavano. Nella sala d'attesa un barbone ben vestito che puzzava tantissimo e farfugliava, di nome Pietro (doveva essere un habitué del posto), veniva a sedersi accanto a noi, gli dicevano di andare via, lui tornava. L'otorino è indispensabile per valutare le conseguenze della frattura al naso: ce lo porto oggi, dopo la visita dal dentista. Il figlio è scivolato banalmente sulle rotaie del tram a pochi metri dalla palestra: poteva andare molto peggio. Notte di sogni strani e paura. Oggi le mie forsennate letture in vista di Più libri le farò in varie sale d'aspetto.

Nessun commento: