sabato 10 dicembre 2016

più libri più parole


sono entrata a Più libri a mezzogiorno con la troupe: il tempo di abbracciare al volo Simonetta, di sistemarci con Carolina nella stanza che ci hanno assegnato, e siamo partiti con le interviste senza fermarci un attimo fino alle sei. Mi hanno ubriacato di parole i miei interlocutori, tutti insolitamente ciarlieri e ben disposti. Barbara Alberti un fiume in piena (altro che intervistarla, si è intervistata da sé; non a caso ha fatto l’elogio di Pennacchi, suo compagno di bevute una sera a Cuneo, altro personaggio che non sa che farsene delle domande). A Gesuino Némus Carolina ha dovuto far cenno di smettere, perché, a telecamera spenta, era arrivato al quarto o quinto aneddoto sulla sua scoperta dei libri e Gigi Riva educatamente aspettava il suo turno. Persino Jan Brokken, esaltato dalla mia domanda sul desiderio di Dostoevskij di pilotare la vita delle persone intorno a lui, non la finiva più di illustrarci il carattere del suo scrittore preferito. Tommaso Pincio su Warlock è stato una miniera di riferimenti cinematografici e letterari, l’avrei ascoltato per ore. Ma alla fine uno degli incontri che mi ha maggiormente sorpreso è stato quello con Fabrizio Patriarca. Seduto sulla sedia, prima di essere microfonato, lui mi ha fatto la domanda che non bisognerebbe mai fare: ti è piaciuto il mio libro? Non so davvero come mi sia uscita la risposta: mi ha fatto incazzare. Volgare, diretta: ma che cosa mi ha preso? Con una persona mai vista prima, e prima dell’intervista! Una cosa a ripensarci davvero scorretta. Lui non si è scomposto e ha risposto con acutezza alle mie secche domande (Carolina si è fatta delle gran risate di fronte al mio record di sintesi: Tokyo?). Poi, finito di parlare, quando gli altri erano usciti dalla stanza, Patriarca ha voluto sapere perché ero così negativa sul suo Tokyo transit. Ne è uscita una chiacchiera animata in cui ho rispolverato la mia acredine contro il maschilismo di cui gronda la letteratura italiana e lui, dopo un vano tentativo di evocare Philip Roth, è sembrato interessato al mio punto di vista. Il mio vizio di dispensare critiche e suggerimenti, uscendo dal ruolo professionale. Prima o poi finisco male: non sono tutti elastici come Patriarca.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Questione di quantità e varietà, direi