lunedì 19 dicembre 2016

Quando verrai sarò quasi felice

Moravia scrive a Morante (le risposte di lei non sono state conservate: lui le leggeva e poi le buttava, non amava conservare i documenti del passato). Quando verrai sarò quasi felice, il volume curato da Alessandra Grandelis e pubblicato da Bompiani copre un arco di tempo molto vasto, dal 1947 al 1983. “Tu non ami la realtà, eppure essa è la sola cosa che vale la pena di considerare e di vivere”: sulla distanza di Elsa dalla concretezza dei fatti Moravia torna spesso, accusandola di essere “un personaggio da tragedia, in perenne stato di furore”. Lui viaggia molto (New York, Mosca, Tokyo, Bombay, l’Africa) e di questi viaggi le dà impressioni veloci. Il vero scopo delle lettere sembra quello di rassicurarla: è legato a lei, vorrebbe che fosse meno infelice, meno distruttiva, meno esasperata, meno ostile. Anche Moravia d’altra parte ha i suoi cedimenti, si chiede se non avrebbe fatto meglio a trovarsi un altro mestiere, si dichiara stanco di scrivere. Nell’introduzione di Alessandra Grandelis la storia del rapporto Morante-Moravia e il ruolo di catalizzatore che questa coppia svolse nella società letteraria romana. 

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