sabato 31 dicembre 2016

sola con i mostri

in ripresa ma ancora acciaccato, il marito stamattina ha deciso di rinunciare al bagno in mare e ci ha dato appuntamento al ristorante per il pranzo, così alle otto mi sono avviata con i figli e la guida verso Tortuga bay. È vero, c'eravamo stati anche ieri, ma l'idea era quella di vedere la seconda spiaggia, quella al riparo dalle correnti, e in un posto così bello si poteva tranquillamente tornare. Non avevo fatto i conti con il nervosismo dei figli arrivati al settimo giorno di isolamento con noi e con la loro pigrizia: il tragitto di un'oretta a piedi si è trasformato in un coro di recriminazioni infinite. Bagno molto piacevole in uno scenario naturale fantastico (sabbia bianchissima circondata da mangrovie). Il ritorno è stato peggiore dell'andata perché faceva molto più caldo e loro due erano più stanchi. Il figlio si era informato sulla possibilità di prendere un taxi marino che ci avrebbe riportato al porto; io ho detto di no perché a me piace camminare e mi sembrava un'opzione da bambini viziati; si sono adeguati alla mia scelta dicendomene di tutti i colori. Già dal pranzo il loro umore è cambiato, si sono rimpinzati per bene, hanno ripreso a scherzare, e il giro pomeridiano con una barca carica di vecchietti non li ha turbati più di tanto. Ci siamo tuffati in una fenditura di roccia piena di acqua dolce (peccato che fosse un posto pieno di gente) e abbiamo visto una spiaggia selvaggia piena di granchi enormi, pellicani, iguane, tartarughe marine. Il marito è venuto in barca, restando con i vecchietti al momento dei bagni e continuando a svolgere con piena efficienza il suo ruolo di fotografo. Debilitato è più gentile.

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