giovedì 8 dicembre 2016

Sully


il primo tempo di Sully, il film di Clint Eastwood dedicato al pilota che, il 15 gennaio 2009, fece atterrare il suo aereo in avaria sull’Hudson, scorre in modo abbastanza lento e prevedibile, se si esclude la fantastica sequenza del volo (Sully/Tom Hanks che dice ti amo al telefono alla moglie, Sully che ha gli incubi di notte, Sully che corre per New York, Sully che entra in un bar sono tutte sequenze abbastanza inutili). Poi però c’è la scena in cui i responsabili della compagnia aerea vorrebbero stabilire che lui ha sbagliato a non tornare indietro sulla pista di atterraggio; Sully dimostra che non c’era tempo per farlo e quella è una scena epica. Dopo aver trionfato sulla tragica casualità di uno stormo di uccelli che gli ha messo fuori uso i due motori, Sully trionfa anche sui burocrati intenzionati a risparmiare i soldi dell’assicurazione e lo fa con il suo solito understatement, senza prendersi tutti i meriti e ringraziando per la collaborazione il copilota, le hostess e i passeggeri. Così Eastwood ci consegna la figura di un eroe dei nostri tempi, uno che fa fatica a pagare le rate del mutuo, che teme di perdere la pensione e s’inventa un sito internet in cui si propone come esperto di sicurezza sui voli (non senza competenza), uno che ha le idee chiare sul suo ruolo e sa assumersi i suoi rischi. Uno che non vediamo l’ora di guardare in faccia (e nei titoli di coda finalmente appare).

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