mercoledì 14 dicembre 2016

tutto su Grazia

domani alle quattro di pomeriggio s’inaugura alla Biblioteca nazionale di Roma uno spazio permanente dedicato a Grazia Deledda che a Roma arrivò con il marito nel 1900, qui ebbe i due figli, scrisse i suoi capolavori Canne al vento e La madre e qui morì nel 1936. Verranno presentati i libri Quasi Grazia di Marcello Fois (Einaudi) e Grazia Deledda, I luoghi gli amori le opere di Rossana Dedola (Avagliano). Sono due letture complementari e di grande interesse. Sono partita da Fois: il suo è un breve testo teatrale diviso in tre momenti e concentrato sul rapporto conflittuale di Grazia con la madre. Questa non capì mai il desiderio della figlia di scrivere e di affermarsi grazie alla scrittura (lei stessa era analfabeta e Grazia aveva frequentato, come tutte le bambine dell’epoca a Nuoro, la scuola solo fino alla quarta elementare). Fois immagina Grazia nel febbraio del 1900 al momento di partire per Roma: emozionata, decisa. Dopo averla mandata a salutare il fratello al piano di sopra, la madre di soppiatto toglie dalla valigia un bel po’ di libri e al loro posto infila il costume tradizionale sardo. Poi c’è Grazia a Stoccolma nel 1926, prima del conferimento del Nobel, e a Roma nel 1935 nello studio del cardiologo che le dice che non c’è più nulla da fare per le sue metastasi. In questi tre momenti cardine della sua esistenza accanto a lei, partecipe e affettuoso, c’è il marito Palmiro, quello che lei definì il suo “caro compagno di lavoro e di esistenza”. E siamo alla ricca biografia di Dedola, che oltre a inserire Deledda all’interno della fitta rete dei suoi rapporti culturali (amica di Marino Moretti, Matilde Serao, Eleonora Duse, Emilio Cecchi e tanti altri) racconta la sua vita familiare (Palmiro lo conobbe una sera a teatro a Cagliari e due mesi dopo lo sposò) e di scrittrice, illuminando alcuni punti accennati da Fois. Per esempio la rivalità con Pirandello, che per infangarla scrisse il romanzo Suo marito, in cui proponeva una versione caricaturale di Palmiro, mentre era lui, Pirandello, ad avere grossi problemi con la moglie malata di mente. Dal libro di Dedola emerge uno splendido ritratto di donna: tenace, spiritosa, innamorata della letteratura, aperta al mondo (leggeva moltissimi scrittori stranieri; scriveva a tutti, scrisse persino una lettera a Tolstoj). Da ragazza la ingiuriavano perché era fissata con i libri, da vincitrice del Nobel subì pesanti ostracismi, ma lei andava avanti per la sua strada con grande consapevolezza di sé. Scrisse: “ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino”. Grandissima Deledda.  

1 commento:

Anonimo ha detto...

Gentile Jo, grazie delle sue belle parole.
Avrei piacere di condivddere una canna al vento insieme a lei.
Cari saluti, Grazia Deledda