domenica 25 dicembre 2016

Una vita come tante

Hanya Yanagihara è una scrittrice quarantenne americana di origini hawaiane e coreane. Il suo Una vita come tante (traduzione di Luca Briasco, Sellerio) è un libro che si fatica a incasellare e anche a giudicare: cambia registro e tono talmente tante volte (pensi di star leggendo la storia dell'amicizia tra quattro ex compagni di college uniti dalla vastità delle ambizioni, poi scopri che stai leggendo la storia di come un'infanzia devastata crei un'insormontabile infelicità, poi di come quest'infelicità possa essere sconfitta dall'amore, poi di come il caso possa essere orribilmente distruttivo...); esaspera il lettore girando sempre intorno agli stessi eventi privati (quante feste del Ringraziamento, quanti compleanni, quante cene, quante inaugurazioni di mostre in queste 1091 pagine abitate dall'élite culturale newyorkese che non sembra mai colpita da eventi storici, da nulla che non la riguardi in prima persona); lo riconquista spingendo sul pedale della commozione (dopo aver convissuto così a lungo con Willem, Malcom, Jude e JB, il loro dolore è il nostro dolore). Ci sono episodi dalla bellezza smagliante (i quattro che rimangono chiusi sul tetto la notte di capodanno e l'azzardata calata dal tetto; il flash back sull'infanzia di Willem e il suo legame con il fratello handicappato) e momenti in cui vorresti dire all'autrice basta così: a un bambino può succedere di essere abbandonato davanti a un monastero di frati sadici, di scappare con uno di loro che lo violenta e lo fa prostituire nei motel, per poi venire messo in un orfanatrofio gestito da pedofili e infine cascare nelle grinfie di uno psichiatra che lo chiude in cantina per abusare di lui e gli passa sopra con la macchina? Non bastava uno solo di questi spaventosi eventi a motivare l'avversione di Jude verso il contatto fisico e la sua incapacità di aprirsi con gli altri? Tre cose Yanagihara racconta molto bene: l'identità sessuale incerta e fluttuante dei protagonisti (all'inizio il gay del gruppo è JB, ma anche Malcom non sa decidersi tra uomini e donne e Willem, che ha avuto  mille ragazze, scopre alla fine di aver sempre amato solo Jude), la passione esclusiva per qualcosa  (l'architettura, la pittura, la legge e la recitazione) che ti porta ad avere con un po' di pazienza successo nel tuo campo, e la sensazione del suo quartetto di essere formato da eterni ragazzi (lo spazio dato all'amicizia e la scelta di non avere figli non sono che sintomi di questo modo di stare al mondo). Non so se Una vita come tante sia il capolavoro che certa critica statunitense ha festeggiato; so che mi è piaciuto leggerlo e che pur con le sue lungaggini e incongruenze mi ha coinvolto ed emozionato.

1 commento:

artedellagioia ha detto...

Una vita come tante è assolutamente nella mia lista di libri da comprare! Ho trovato molto coraggioso da parte di un esordiente lanciarsi in un'impresa così importante...1095 pagine! Ero appunto perplessa da tutto questo gran parlare che se ne faceva: mi è capitato molto spesso di non trovarmi affatto in accordo con i punto di vista della critica.
Se posso permettermi, un appunto frivolo alla Sellerio: la scelta della copertina non mi invoglierebbe all'acquisto, non fosse stato per le recensioni!