mercoledì 7 dicembre 2016

Warlock

perché ripubblicare ora un tomone di 685 pagine uscito negli Stati Uniti nel 1958 che parla di pistoleri, minatori, bari, sceriffi, infermiere, prostitute? Perché Warlock di Oakley Hall che esce ora da Sur nella limpida traduzione di Tommaso Pincio, è uno di quei romanzi indispensabili per capire l’America, i miti su cui è fondata, i limiti in cui si dibatte. Tutto avviene a fine Ottocento a Warlock, cittadina mineraria del sudovest afflitta da “anarchia, violenza e scempio”, come scrive Henry Holmes Goodpasture nel suo diario, che fa da contrappunto alla narrazione e introduce il punto di vista di un uomo che s’interroga non solo sugli avvenimenti ma anche sulle loro motivazioni. Pur essendo un libro pieno di “cattivi”, Warlock non ne presenta neppure uno del tutto spregevole: persino Abe McQuown e il suo vecchio padre che, con la loro banda rubano bestiame e assaltano diligenze, hanno i loro punti deboli e il loro codice d’onore. I protagonisti del libro, Clay Baisdall (il marshal dalle pistole d’oro e la mira infallibile, sempre vestito di nero, con gli occhi azzurri e la bionda chioma leonina, assoldato dai cittadini per mantenere l’ordine); il suo fascinoso e ambiguo amico Morgan, giocatore e baro; Bud Gannon (il vice sceriffo con la faccia da pugile suonato, che è stato allevato da McQuown e che, inorridito per la strage di messicani da lui ordinata, ha cambiato fronte a costo di abbandonare al suo destino il fratello minore) sono tutti uomini tormentati, costretti a interpretare fino in fondo il ruolo che gli è capitato in sorte. Il vecchio giudice con una gamba sola, maledicendo il frenetico balletto di uccisioni che si svolge sotto i suoi occhi, osserva che “tutti gli uomini sono uguali alla fine, hanno più paura di passare per codardi che di morire”. In questo mondo c’è poco spazio per le donne e le loro istanze: Jess e Kate, i due opposti, l’Angelo dei Minatori e l’ex prostituta, innamorate una di Clay e una di Bud, vengono continuamente frustrate nei loro tentativi di interferire con le logiche maschili. Allo stesso modo i lavoratori della miniera che vorrebbero organizzarsi in sindacato per rispondere al peggioramento delle loro condizioni sono schiacciati senza pietà (altra figura di grande rilievo drammatico è quella del dottore, che cerca di curarli e di consigliarli, e che non riesce neppure a conquistare l’amore della sua adorata Jess, tutta presa dal pistolero). Ed è al cittadino Holmes che Hall affida il suo messaggio finale, dopo i vari duelli e la varia devastazione: “la storia del mondo è forse qualcosa di più di una documentazione di violenza e morte scolpita nella pietra? L’unica giustificazione consiste nel tentativo, non nella conquista,giacché non vi è nessuna conquista; sapere che ogni giorno può nascere con auspici migliori del precedente e terminare in maniera altrettanto orribile se non peggiore. Potranno mai placarsi le forze che conducono gli uomini alla loro fine?”.  Tornare al western non solo per decifrare gli Stati Uniti, ma gli uomini e il loro continuo bisogno di sopraffazione. 

Nessun commento: