lunedì 11 dicembre 2017

benedetto kindle

giornata di lavoro frenetica. Ho tutte le interviste fatte a Più libri da rivedere, tradurre, caricare (ho perché voglio averle; diciamo che nessuno me le ha chieste). Inciampo su Zadoorian, l'autore di The Leisure Seeker, pubblicato da Marcos y Marcos. Alla mia domanda sulla galleria di stravaganti personaggi incontrati dalla sua coppia di vecchietti in fuga, lui mi cita una persona con il raffreddore incontrata nella visita alle caverne e poi parla di un'uniforme troppo larga. Non mi ricordo assolutamente a cosa faccia riferimento, ho bisogno di verificare sul libro e ho lasciato la mia copia a casa. Vengo fulminata da un'idea: sul telefono ho l'applicazione kindle e il libro di Zadoorian me lo sono comprata questa estate in versione digitale. Basta richiamare The Leisure Seeker, fare un cerca sulla parola raffreddore e poi su quella uniforme ed ecco che mi compaiono il brano della signora raffreddata che guidava nelle caverne e quello dell'uomo con un'uniforme di due taglie più grandi. Dettagli? Certo. Ma che meraviglia avere la soluzione che cercavo così a portata di mano. Guai a chi mi dice che il kindle non è la più grande invenzione degli ultimi anni.

domenica 10 dicembre 2017

Hotel Grande A


un ragazzino bravo a calcio che vive in un hotel in riva al mare con il padre e le tre sorelle: Sjoerd Kuyper dà voce a Kos, immaginando che, in un momento di grande difficoltà, lui affidi a un vecchio registratore la cronaca delle sue giornate. Hotel Grande A, tradotto in italiano da Anna Patrucco Becchi per La Nuova Frontiera Junior, si concentra sul mese in cui, mentre il tredicenne sta per essere selezionato per la squadra dell’Ajax, suo padre viene colpito da un infarto. Kos si trova così a dover improvvisamente far fronte, insieme alle sciroccate Libbie, Brieke, e Pel, alla gestione dell’hotel (la madre è morta anni prima). I debitori incalzano, i clienti scappano e, mentre il protagonista cerca di salvare l’impresa familiare, vorrebbe dedicarsi al suo nascente sentimento per Isabel e combattere la paura di non essere alla sua altezza. Rispetto alle striminzite storie raccontate nei libri per ragazzi italiani, questo romanzo olandese straripa di spunti e personaggi, ma soprattutto sa esprimere le pulsioni adolescenziali senza edulcorarle.

L'insulto


Toni, un fanatico della destra cristiana, fa il meccanico, ha una moglie bella e intelligente e una figlia in arrivo; Yasser, palestinese, è un ingegnere che per sopravvivere fa il capocantiere: s’incontrano a Beirut dove vivono entrambi, impegnandosi nel lavoro e covando entrambi una grande rabbia repressa. Litigano per una grondaia, Yasser dà del cane a Toni; Toni pretende le scuse, lo scontro verbale degenera, vola un pugno e si finisce in tribunale. L’insulto del regista libanese Ziad Doueiri sceglie una piccola lite tra due persone per mostrare il clima malato che si respira nel suo paese. Gli avvocati che dibattono la causa sono padre e figlia: il primo non vede l’ora di dimostrare la prepotenza dei rifugiati palestinesi, che si atteggiano a vittime, ma sono stati a loro volta autori di spaventosi massacri; la seconda dà voce al dolore e all’umiliazione di Yasser, che ha perso la patria e deve ringraziare per un lavoro molto al di sotto delle sue capacità. Intorno a loro l’intera città ribolle, dividendosi in opposti schieramenti. Un film pieno di tensione, scritto e recitato benissimo. Solo se gli uomini si ricordano di essere uomini, e non esponenti di un partito o di una fazione, se cercano di mettersi l’uno nei panni dell’altro, i conflitti si superano e il male viene arginato.

sabato 9 dicembre 2017

dentro la Nuvola

Francesco me l'aveva detto, ci vai storta perché non ti hanno dato la postazione, ma poi ti diverti, ti stanchi un sacco, ma ti diverti. E così è stato. Stamattina sulla metropolitana verso l'Eur avevo il morale sotto i tacchi (manco due sedie e una luce, e dire che avevo pure partecipato a una riunione, ufficializzando la mia richiesta), ma già trovare il Francesco videomaker pronto con la sua telecamera nell'angolo più tranquillo della caotica Nuvola mi ha messo di buonumore e questo è cresciuto di intervista in intervista. Begli incontri dal serissimo nigeriano Barrett al radioso norvegese Henriksen, dal mio amatissimo Aramburu (identico all'attore che fa Saul in  Homeland) al sarcastico Beatty e al tenebroso Pauls. Mentre noi ricevevamo gli autori secondo scaletta, la Nuvola si riempiva a dismisura di gente che faceva file su file (per il biglietto, per l'ingresso, per salire sulla scala mobile). Non ho mai visto una fiera del libro così popolata. Selfie a volontà. L'effetto Nuvola, senza dubbio, c'è stato.

Murder on the Orient Express


Agatha Cristie devo averla incontrata la prima volta in uno dei miei tanti corsi d’inglese e dalla versione originale sottotitolata di Murder on the Orient Express, diretta da Kenneth Branagh con un magnifico cast (dallo stesso Branagh nei panni di Poirot a Michele Pfeiffer, da un perfido Johnny Deep a una Penélope Cruz molto pia, da un falsissimo Willem Dafoe a una bizzosissima Judi Dench), mi aspettavo due ore di buon esercizio di inglese, più un vivace intrattenimento. Ho trovato l’uno e l’altro e in più magnifiche riprese del treno che attraversa impervi paesaggi innevati e in apertura della Gerusalemme e della Istanbul degli anni trenta. Più spettacolare che profondo, ottimo per passare un pomeriggio distensivo in una sala cinematografica.

giovedì 7 dicembre 2017

Suburbicon


fine anni cinquanta in America, una tranquilla cittadina di casette tutte uguali. Il sorridente postino inorridisce quando si trova a consegnare le lettere a una donna nera che non è la domestica bensì la padrona di casa. Ben presto viene convocata un’assemblea infuocata: i neri non sono ben accetti in questo contesto protetto. Ma protetto da cosa? Mentre i nuovi arrivati vengono insultati e minacciati da una folla sempre più feroce, nella casa di fronte, abitata da pallidi discendenti di irlandesi, sotto gli occhi di un ragazzino inerme, si consuma una tragedia in più atti, uno più sordido dell’altro. Diretto da George Clooney e da lui scritto con i fratelli Cohen, Suburbicon mette alla berlina il razzismo, il perbenismo, l’ipocrisia, l’avidità, la stupidità, fenomeni tutt’altro che superati. Perfetti Matt Damon nel ruolo dello stolido padre, Julianne Moore della sorella infida e gelosa, diabolicamente bravo il piccolo Noah Jupe. E che dire dei colori pastello che rendono ancora più inquietante la messa in scena del paese felice? 

mercoledì 6 dicembre 2017

compito di oggi

prendi un foglio e una penna e scrivi dieci volte di seguito: lo faccio perché mi va di farlo. Altre dieci, facciamo altre venti. Fatto? Capito il concetto? Ora smettila di compiangerti perché nel posto in cui lavori a nessuno interessa quello che fai e come lo fai.

martedì 5 dicembre 2017

L'interpretatore dei sogni


L’interpretatore dei sogni, il nuovo libro di Stefano Massini pubblicato da Mondadori, che segue il monumentale e splendido romanzo in versi Qualcosa sui Lehman pone al centro la figura di Sigmund Freud, concentrandosi sul suo lavoro sui sogni. È Freud stesso a raccontare la nascita del suo interesse per l’attività onirica, i suoi primi tentativi di decifrarla, gli incontri con i pazienti, le loro reazioni alle sue cure. Massini sottolinea il tentativo che ciascuno di noi fa di seppellire i sogni, di considerarli astruse sciocchezze; ne sottolinea gli aspetti metaforici, istintivi, clandestini, primordiali e quindi rivelatori. Il suo Freud è una sorta di investigatore che si fa strada tra le false piste che la Tessa, il Wilhelm, il Gerhard, il Ludwig di turno aprono di fronte a lui. Tra i tanti racconti di cui è ricco L’interpretatore dei sogni, uno dei più belli è quello del gatto verde, non un sogno, ma la narrazione della stessa scenetta al parco da parte della moglie di Freud, Martha, di sua figlia Mathilde, e dei due figli Jean- Martin e Oliver: ognuno di loro dà conto in modo diverso dagli altri della corsa matta di un gatto, un cane e un imbianchino. “È come se i miei familiari non avessero potuto resistere alla tentazione di leggere comunque se stessi in ciò che accadeva, servendosi del racconto come di un pretesto per riferire qualcosa di più vitale e profondo.” “Nella nostra disperata sete di conoscerci, noi in realtà scaviamo di continuo in fondo al pozzo di noi stessi. Siamo il nostro discorso. Siamo la nostra ricerca. Siamo la nostra luce nel buio. Solo in apparenza parliamo del mondo. L’unico mondo di cui parliamo porta la nostra faccia.”