domenica 1 gennaio 2017

a Isabela

Isabela è la più grande delle isole Galapagos e ha sei vulcani. Ci siamo arrivati stamattina da Santa Cruz con due ore di barca. Il tempo di posare le valigie in albergo e siamo andati con la guida ad affittare le biciclette. La nostra meta era il Muro del pianto: un muro di pietroni fatto costruire come punizione ai prigionieri della colonia penale aperta a Isabela dal 1946 al 1959. Un luogo davvero impressionante nel mezzo del nulla; arrivarci  è una faticaccia anche in bici, figurarsi a piedi e con un masso sulle spalle. La figlia si era svegliata storta e a un certo punto ha deciso che non ne poteva più di pedalare: si è fermata e il Muro del pianto se l'è perso. Alla guida invece si è rotta la catena della bici, ma era così allenata che anche a piedi è riuscita a stare al passo con noi. Ragazza molto sveglia: dopo l'università a Quito è stata due anni a Vienna e ora alterna i giri alle Galapagos con quelli in Ecuador. Parla tre lingue ed è innamorata di queste isole e in particolare della sua Isabela, la più selvaggia. La colonia penale è stata chiusa in seguito alla  sanguinosa rivolta dei prigionieri nel 1959: dopo aver ucciso tutte le guardie, i fuggitivi  volevano fare una strage anche degli abitanti ma il prete ha nascosto tutti in chiesa e ha trattato con loro, dandogli le barche per raggiungere la terraferma. Tre o quattro si sono fermati qui e i loro discendenti vivono ancora a Isabela. Tartarughe, mangrovie, fenicotteri rosa; pranzo; spiaggia bianca. Stasera cena di capodanno  nella stessa bettola di stamattina ma con le aragoste che qui abbondano, poi musica in piazza e falò di fantocci: basterà a placare la belva di figlia? Quell'altro è tutto proiettato sulla sua unica immersione del viaggio, domani alle sette. Non vede l'ora, altro che Capodanno.

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