giovedì 26 gennaio 2017

da Edith

Edith Bruck abita al secondo piano di un vecchio palazzo di via del Babuino. Ha quasi ottantacinque anni ed è piena di fascino e di energia. Ha solo qualche problema di udito e, di fronte al mio farfugliare a bassa voce, all'inizio si è un po' indispettita, ma poi, man mano che ci inoltravamo nei temi del suo libro, si addolciva e a telecamera spenta abbiamo chiacchierato amabilmente. Mi ha riraccontato alcune scene della Rondine sul termosifone: la volta in cui con amici e parenti hanno ballato nel salone sulle note di Frank Sinatra (e faceva un certo effetto essere nel luogo dove si era svolta la scena), come dormiva accollata accanto al marito senza distinguere il suo respiro da quello del materasso ad acqua su cui stava steso, come passava le giornate tenendogli la mano... Era tutta contenta dell'intervista uscita su Sette e un po' rammaricata perché la Repubblica non ha ancora pubblicato il suo colloquio con Gnoli. Le è piaciuta molta la sobrietà della mia attrezzatura (telecamerina e cavalletto); ha detto che il tg2 le ha invaso la casa con macchine, fili, microfoni e luci, e l'ha tenuta un'ora. Ha commentato così, se l'anno prossimo non ci sarò più il 27 gennaio, ne hanno di materiale a disposizione. Tosta la signora.

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