mercoledì 4 gennaio 2017

Eccomi

"Così tanti giorni di vita in comune. Così tante esperienze. Come avevano fatto a passare gli ultimi sedici anni a disimpararsi a vicenda? Come aveva fatto tutta la loro presenza a tradursi in assenza?". Eccomi, il terzo romanzo di Jonathan Safran Foer (tradotto in italiano da Irene Abigail Piccinini per Guanda) racconta la fine di un matrimonio. Jacob, il protagonista quarantenne, a cui Safran Foer presta molti tratti di sé, è il padre amorevole e ossessivo di tre figli; in qualche modo ama anche Julia, la moglie che ai suoi occhi non ha perso alcuna attrattiva, però smania per qualcos'altro, qualcosa a cui non sa dare nome. La crisi tra i due esplode quando lei trova per caso il cellulare che lui si è comprato di nascosto per scambiare messaggi osceni con una tipa con cui lavora, ma era latente già da parecchio e il divorzio è la soluzione su cui concordano entrambi con enorme dolore. Al tema principale s'intreccia quello dell'ebraismo: che cosa vuol dire essere ebrei e atei in America oggi, che atteggiamento avere nei confronti dei rituali (Jacob trova per esempio che "l'ebraismo gestisce bene la morte" e impone d'accordo con la moglie al figlio maggiore Sam il Bar Mitzvah perché le cerimonie di passaggio sono importanti), come gestire la pesante eredità di sopravvissuti allo sterminio (il padre di Jacob ha un blog da cui scaglia ingiurie contro i tedeschi), come porsi nei confronti di Israele (a un certo punto nel libro Gerusalemme viene colpita da uno spaventoso terremoto, tutti gli arabi si coalizzano per annientarla e Jacob è tentato dall'aderire all'appello del Primo Ministro israeliano di andare a combattere, anche se non ha mai preso un'arma in mano e la politica israeliana il più delle volte lo disgusta). C'è un episodio molto significativo nell'adolescenza di Jacob ed è legato al suo rapporto con il cugino Barak che vive in Israele. Il giorno prima del Bar Mitzvah di Jacob, i due ragazzini s'introducono di soppiatto di notte nello zoo di Washington e si calano a turno nella gabbia dei leoni. Jacob, che non voleva farlo, ed era stato quasi costretto dalla pressione psicologica del cugino, ha un incontro ravvicinato con l'animale e si salva per un pelo: di questo momento trent'anni dopo ricorda la meravigliosa sensazione di "sentirsi vivo". Il punto quindi, come coglie Barak, venuto in visita negli Stati Uniti per il Bar Mitzvah di Sam e distrutto dal pensiero del proprio figlio maggiore e della moglie rimasti in Israele tra terremoto e guerra, non sono i problemi di Jacob con Julia, ma la difficoltà dello stesso Jacob a riconoscersi nella sua vita, ad apprezzarne l'andamento tranquillo, senza sentirsi sminuito dalla mancanza di emozioni forti. C'è un altro motivo per amare il celebratissimo Eccomi, ed è la capacità di Safran Foer di calarsi nei panni dei bambini, di farci sentire le loro paure, le loro logiche, le loro strategie di sopravvivenza. Anche se come in Molto forte, incredibilmente vicino, i bambini di Safran Foer sono dotati di una sensibilità e un'intelligenza non proprio nella media.

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