sabato 14 gennaio 2017

Il cliente


di fronte all’aggressione di Rana, la sua compagna, avvenuta in circostanze paradossali (lei era sotto la doccia e aveva aperto la porta, convinta che fosse lui al citofono, l’uomo era andato a trovare una prostituta e non sapeva che nel frattempo questa aveva traslocato), Emad perde la testa. È d’accordo con Rana nel non chiamare la polizia, ma non sopporta di essere compatito dai vicini, diventa paranoico nei confronti dell’amico che gli ha affittato l’appartamento, s’addormenta in classe con i suoi studenti e, a teatro, recitando Arthur Miller, tira fuori tutta la sua rabbia e stravolge il copione. Il regista iraniano Asghar Farhadi scava nell’atteggiamento del suo protagonista, ci mostra tutta la sua fragilità: è una persona colta, evoluta, eppure il pensiero che qualcuno abbia messo le mani addosso alla sua donna non gli dà tregua e lo spinge a cercare di farsi giustizia da sé (ma anche la sua vendetta è piena di goffaggini e ripensamenti). Alla sua maniera, intensa e concentrata sui primi piani degli attori, Farhadi ci racconta un mondo in cui le donne sono vittime due volte e in cui non c’è antidoto al senso di possesso legato al sentimento amoroso.

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