mercoledì 11 gennaio 2017

Il sacrificio del fuoco

l’orrore della persecuzione razziale nella Germania nazista visto attraverso gli occhi di una macellaia. Un giorno due giovani entrano nel negozio di Margarete Walker e le dicono che la sua diventerà una macelleria ebraica, e che dovrà servire la speciale clientela solo il venerdì  dalle cinque del pomeriggio alle sette.  “Fino ad allora avevo saputo ben poco degli ebrei” racconta la donna anni dopo al bibliotecario che è a pensione da lei. In quei venerdì, in cui si trova davanti un’umanità diffidente, affaticata (le persone arrivano a piedi da zone anche lontane della città perché non possono prendere i mezzi pubblici), affamata (le loro razioni sono ridottissime), dileggiata (spesso i nazisti fanno delle incursioni per insultare i clienti), succede qualcosa nella macelleria: gli ebrei cominciano a fidarsi della signora Walker e lei comincia a soffrire per quello che vede intorno a sé. Addirittura il negozio per poche ore si trasforma in una sinagoga di fortuna in cui il rabbino prega e gli altri ascoltano. Sulla copertina di Il sacrificio del fuoco di Albrecht Goes (traduzione di Giada D’Elia, Giuntina) si vede il disegno di una carrozzina: quando una donna agli ultimi mesi di gravidanza le consegna tutto quello che aveva preparato per il bambino che morirà con lei, Margarete capisce che “le cose non possono migliorare” e si lascia prendere dal desiderio di espiazione. Il pastore protestante Albrecht Goes fa dire alla sua protagonista: “l’uomo è indifferente, più indifferente delle bestie”; eppure arriva il momento in cui non ci si può più voltare da un’altra parte. Una storia uscita nel 1954 che bene ha fatto Giuntina a ripubblicare.   

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