lunedì 30 gennaio 2017

La figlia femmina

alternando la terza persona di un narratore onnisciente con la prima dell’inquietante personaggio della madre (il vero punto di forza del romanzo) Anna Giurickovic Dato racconta nella Figlia femmina (Fazi) una vicenda di violenza familiare. Il libro l’ho letto venerdì, ma prima di scriverne ho avuto bisogno di lasciar passare del tempo; mi aveva incupito e lasciato addosso una sensazione di sporco. L’azione si svolge a Roma e a Rabat: il Marocco è il luogo in cui Silvia, Giorgio e la loro bambina di cinque anni, Maria, si trasferiscono per il lavoro di lui; in Italia tornano solo la madre e la figlia adolescente: le incontriamo mentre la donna si prepara ad accogliere in casa Antonio, il suo nuovo compagno.  Di sé Silvia dice “ho sempre saputo che non avrei fatto niente di importante nella vita”, del marito “non è mai stato un uomo caloroso ma sembrava saldo”. Mentre assistiamo alla scena in cui la tredicenne Maria s’impegna a sedurre il fidanzato della madre sotto gli occhi di questa, Silvia mette insieme  vari tasselli del loro passato: l’incanto di Rabat e le preoccupazioni per Maria e i suoi cattivi umori, la bambina affidata al padre perché la faccia addormentare, i richiami delle insegnanti rispetto ai comportamenti inusuali con i compagni di classe e anche i propri sospetti sulla persona che ha sposato.  Anna Guirickovic Dato è molto brava nel costruire la tela che Silvia tesse per non vedere ciò che ha sotto gli occhi: per difendere la sua idea di famiglia felice, la donna è disposta a sacrificare la figlia. E, ora che il marito è morto e loro due sono a Roma, si preoccupa solo che Maria le faccia fare brutta figura con Antonio. Di nuovo, di fronte alle ostentate provocazioni sessuali della figlia, Silvia è impotente. Ci sono delle cadute nel libro (troppe rivelazioni nel finale: lasciare dubbi sulla morte di Giorgio e sulla natura dei suoi rapporti con la figlia avrebbe giovato all’insieme), delle potenzialità non sviluppate (la suocera Adele chi è veramente? cosa sa?), ma resta la potenza dello sguardo dell’autrice su un inferno sepolto e sulle sue manifestazioni.  

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