venerdì 20 gennaio 2017

La rondine sul termosifone

“Noi due siamo uno. Io voglio fare quello che fai tu”: in La rondine sul termosifone (La nave di Teseo) Edith Bruck racconta com’è stato rimanere accanto al marito Nelo Risi man mano che l’Alzheimer avanzava e i suoi momenti di lucidità si riducevano a barlumi improvvisi (a volte pieni di tenerezza). Bruck racconta di un uomo bello, colto, elegante, imprendibile (il tema della gelosia è molto presente in questo scritto così disperatamente sincero), reso non solo fragilissimo dalla malattia, ma anche aggressivo e volgare.  Dieci anni fa ad Assisi, Nelo ha i primi segni di cedimento: non riesce di colpo più a stare in piedi, chiede di essere portato subito a casa. Comincia la trafila che tutti i parenti di questo tipo di malati conoscono: la convivenza e la dipendenza da una badante, la perdita della propria autonomia (lui non sopporta che lei legga, che guardi la televisione, che cammini, che faccia quello che lui non fa più), lo spaesamento (ogni uscita di casa è traumatica per la fatica a orientarsi in un mondo esterno sempre più complesso e caotico). Per resistere agli sbalzi di umore del marito, alle sue continue richieste di rassicurazione, ai suoi capricci, alle sue visioni (la rondine sul termosifone del titolo, e poi i pagliacci sul muro, il vitello sul divano), Bruck trova riparo nella scrittura. Come i libri sull’internamento da ragazzina ad Auschwitz le erano serviti a oggettivizzare l’orrore,  così ora, scrivendo, si fa testimone del crollo del suo amato. Una mattina si sveglia piena di rimorsi, si chiede cosa direbbe il riservato Risi di una cronaca che descrive gli aspetti pratici della sua sofferenza, che la espone in pubblico; va avanti perché sente di averne bisogno. Racconta, lei non madre, il disagio e la dolcezza di rivestire agli occhi di Nelo una funzione materna (un po’ lui la scambia per sua madre Giulia, un po’ regredisce al ruolo di figlio). Racconta il sollievo provato a ogni visita, racconta i tentativi di non perdere la calma, i momenti di cedimento, l’ultima volta in cui ha riso insieme a Nelo; trasforma il dolore in un inno all’amore coniugale, alla sua resistenza.

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