sabato 21 gennaio 2017

Silence


Padre Rodrigues (Andrew Garfield) è un giovane gesuita portoghese deciso a vivere fino in fondo la sua fede. Con l’amico padre Garupe (Adam Driver) s’imbarca nel 1633 in un’impresa folle: ritrovare in Giappone il loro maestro padre Ferreira (Liam Neeson), che dicono abbia abiurato. L’inizio della missione è esaltante: i due giovani vengono accolti come santi in un villaggio di poveri contadini già convertiti al cristianesimo. In tutto il paese però è in atto una durissima battaglia contro i cristiani; all’Inquisitore interessa soprattutto stanare i missionari e per farlo non esita a torturare e uccidere. Mentre Garupe è un religioso tutto d’un pezzo, Rodrigues è agitato da dubbi: se basta calpestare un’immagine di Cristo per salvare una vita umana perché ostinarsi a non farlo? Il silenzio evocato dal titolo del film di Scorsese è quello di Dio: rimasto solo Rodrigues non sa più in cosa crede e perché e sente le sue preghiere risuonare nel vuoto (una contadina catturata insieme a lui gli parla infervorata del paradiso, quel posto fantastico in cui non si lavora e non si pagano tasse, aumentando il suo scoramento). E se ostinarsi a portare la parola di Gesù in Giappone e lasciare che i diseredati si costruiscano un loro culto mescolato con quello del sole sia un macroscopico errore? Se studiare il buddismo rappresenti una scelta più corretta dal punto di vista religioso? Film di domande più che di risposte, recitato volutamente sopra le righe e pieno di atti di pura violenza, Silence è una potente e quanto mai attuale riflessione sul ruolo della fede nel mondo e sulle ambiguità del martirio in nome di questa. Parecchio impegnativo, ma ne vale la pena.

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