lunedì 2 gennaio 2017

sul vulcano con la figlia

alle cinque e mezza di mattina me la sono ritrovata nel letto la figlia, cosa che non capitava da quando era bambina. Fuori impazzava ancora la musica di capodanno (il nostro di capodanno si era chiuso alle dieci e mezza, quando i figli intontiti dal sonno ci avevano chiesto di tornare in stanza) e lei voleva essere sicura che fossi pronta per l'ascesa al vulcano alle sette. Ieri non era neppure certa di volerci venire, oggi non vedeva l'ora di partire. Lasciando i due sub in albergo (il loro istruttore aveva deciso di prendersela comoda e gli aveva dato appuntamento alle otto) siamo salite su un autobus aperto e traballante con un gruppo di americani e degli spagnoli. Per arrivare alla pendici del Sierra Negra ci vogliono quaranta minuti di macchina e poi comincia la salita a piedi. Quindici chilometri tra andata e ritorno in un sentiero facile ma polveroso e pieno di sassetti che entrano nelle scarpe. La guida era un ometto sgarbato, ossessionato dalla puntualità: non faceva che darci fretta. Era la prima volta che mi trovavo a camminare con la figlia così a lungo e me la sono goduta molto, anche perché era di ottimo umore (vestita sempre nel più inadeguato dei modi con una specie di minuscolo prendisole, e priva di zaino, per cui ero io a portare acqua e merende: ma non si può avere tutto). Panorama stupendo: si costeggia un larghissimo cratere nero e arrivati in cima si vedono altre isole e altri vulcani. In discesa la figlia si è accodata a un canadese solitario lasciandomi indietro; stare da sola non mi è pesato e l'ho ritrovata all'autobus, tutta contenta della conversazione in inglese che aveva avuto con il tipo che secondo lei era un genio dell'informatica e un gran viaggiatore. Ci siamo sedute affrante ai Due delfini per il pranzo e lì ci hanno raggiunto marito e figlio, anche loro stanchissimi e anche loro entusiasti degli squali, delle tartarughe, dei cavallucci marini visti nelle due immersioni. Pomeriggio in barchetta nella laguna tra baby iguane, altre tartarughe marine, altri uccelli con i piedi azzurri, altri leoni marini e finalmente i pinguini. La vacanza si conclude qui con questo tripudio di sforzo fisico e avvistamenti animali. Domani comincia il lungo ritorno con una serie di barche e di aerei che ci riporteranno a Quito, dove passeremo la notte e una mezza giornata. Le Galapagos sono state davvero una meravigliosa esperienza.

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