sabato 7 gennaio 2017

Un'eredità di avorio e ambra


“le eredità non sono mai banali. Che cosa viene ricordato e cosa dimenticato, nel passaggio?”. Edmund de Waal è un giovane ceramista inglese che ha vinto una borsa di studio a Tokyo. Qui passa un pomeriggio a settimana in compagnia del prozio Iggie che è solito esaminare insieme a lui la sua collezione di 264 netsuke (antiche statuine giapponesi d’avorio raffiguranti animali, contadini, oggetti). Anni dopo, alla morte di Iggie, Edmund eredita i netsuke e decide di indagare sui rapporti tra quegli oggetti e le persone che li hanno maneggiati e i luoghi che hanno attraversato. Quest’intento, perseguito a tempo pieno per ben due anni, si traduce in un grande affresco storico. Coltissimo, dotato di grandi capacità evocative e di un sottile senso dell’umorismo, De Waal ci racconta come i suoi antenati ebrei di Odessa, gli Ephrussi accumulino una fortuna attraverso il commercio di frumento e poi si dedichino alla finanza aprendo banche in tutta Europa. C’è un ramo della famiglia che adora l’arte e, appena può investe in quadri e libri. A comprare i netsuke è Charles Ephrussi, che alla fine dell’Ottocento a Parigi, ha una casa museo spettacolare e frequenta Marcel Proust, Edouard Manet, Auguste Renoir… Nel 1899, quando a Vienna si sposa Viktor, suo nipote, Charles gli invia per regalo la sua preziosa collezione giapponese. I netsuke passano così dal salotto parigino allo spogliatoio viennese di Emmy, la giovane e civettuola moglie di Viktor, che passa molto tempo a cambiarsi d’abito e approfitta di questi momenti per vedere i suoi figli e lasciarli giocare con le statuette. La parte del libro ambientata a Vienna è la più tragica: i ricchissimi Ephrussi si sentono a tutti gli effetti austriaci e non riescono a credere che dopo la guerra l’atteggiamento nei loro confronti cambi, che l’antisemitismo dilaghi. Mentre i quattro figli di Viktor e Emmy sono in salvo all’estero, la coppia, a cui sono stati sequestrati tutti i beni, è ancora in Austria nel momento in cui Hitler estende a questo paese le leggi razziali. Emmy si uccide, Viktor riesce a raggiungere la figlia Elisabeth in Inghilterra; di tutto il loro sterminato patrimonio restano i netsuke che la cameriera Anna nasconde sotto il suo letto, quando i nazisti spogliano il palazzo. Anna consegnerà le statuine a Elisabeth nel 1945 e lei li darà al fratello Iggie, il quale deciderà di trasferirsi in Giappone insieme a loro per rifarsi una vita. Scrive De Wall: “non so più se questo libro parli della mia famiglia, della memoria, di me, o se sia ancora un libro su certi oggettini giapponesi”. Di fatto è un libro ricchissimo di spunti e scritto benissimo. (Edmund De Waal, Un’eredità di avorio e ambra, traduzione di Carlo Prosperi, Bollati Borringhieri, 2014)

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