domenica 26 febbraio 2017

Florence


di Florence avevo visto tante volte il trailer da essermi convinta di non voler vedere il film: mi sembrava di sapere già tutto dell’anziana cantante stonata e del suo compiacente marito. Invece, recuperato nel cinemino parrocchiale di Flaminio, Florence mi ha divertito e commosso. Prima metà del Novecento, New York: c’è una signora ricchissima che ama la musica, riceve Toscanini a casa sua, si ostina a prendere lezioni di canto dal miglior insegnante di New York e arriva al punto di prenotare per un suo concerto la Carnegie Hall e c’è un marito inglese che la accudisce, la bacia, la vezzeggia, la adula e ogni sera raggiunge la sua compagna giovane e bella, ma i due sono Meryl Streep e Hugh Grant e se lei dà alla sua Florence tutte le sfumature di un animo ferito, di una lucida follia e di un amore puro per l’arte, lui è bravissimo nell’incarnare le ambiguità di un uomo che ha rinunciato ad ogni ambizione a favore della vita comoda, ma è anche sinceramente attratto dalla perseveranza e dalla bontà della donna con cui passa le giornate. E poi c’è il pianista (Simon Helberg), le cui smorfie di disperazioni di fronte ai gorgheggi di Florence valgono da sole il film. Bravo Stephen Frears.

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