domenica 5 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge


ritratto di un eroe deciso a combattere a modo suo, stringendo tra le mani una Bibbia invece che un fucile, mentre intorno a lui esplodono granate e i soldati vengono sbudellati, La battaglia di Hawksaw Ridge, l’ultimo film di Mel Gibson, sin dalle prime inquadrature sbatte in faccia allo spettatore l’orrore della guerra. Gibson ci tiene a delineare il percorso del suo protagonista (che è realmente vissuto e  compare nelle ultime inquadrature) e quindi fa un lungo flash back sull’infanzia di Desmond Doss. Il piccolo Desmond vive in Virginia con i genitori e il fratello; a quest’ultimo è molto legato, ma un giorno mentre si picchiano gli tira un mattone in testa, rischiando di ucciderlo. Questo fatto, unito al disgusto per l’alcolismo violento del padre, spingono Desmond ad avvicinarsi alla Chiesa e a bandire da sé ogni tipo di violenza. Quando l’America entra nel conflitto mondiale, la maggior parte dei giovani accorre volontaria. Lo fa anche Desmond, che accetta la durezza dell’addestramento e il sadismo dei capi; solo che non vuole toccare le armi; il suo ruolo – ha deciso – sarà quello di soccorrere i feriti, non di affrontare il nemico. L’esercito non può accettare la sua presa di posizione, gli stessi commilitoni s’incaricano di scoraggiarlo a suon di botte e per lui si paventa la corte marziale. Neppure l’amore per la sua ragazza lo fa desistere; poi il padre, che è un ex combattente, intercede presso un generale e Desmond parte per il Giappone insieme agli altri soldati. E qui Gibson dà sfogo al suo talento per il macabro e partono le spettacolari sequenze del violentissimo scontro tra americani e giapponesi sull’isola di Okinawa. Tra fuoco e fiamme, Desmond non perde la testa: con folle coraggio resta sul campo dopo la ritirata e salva tutta una serie di feriti, portandoli in spalla e calandoli giù per la scarpata. Il film, prevedibile nei dialoghi e nello sviluppo, si guarda con il fiato sospeso per la sua forza visiva. Andrew Garfield offre a Desmond il suo sguardo innocente e un po’ imbambolato; meno fascinoso qui che nei panni del gesuita barbuto di Scorsese, riesce comunque a rendere credibile questo strano esemplare di pacifista patriottico.

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