mercoledì 22 febbraio 2017

La felicità è una storia semplice

da Londra a Gibellina passando per Firenze, Assisi, Napoli e Palermo: quello che compie il quarantaseienne Lorenzo Baiocchi in compagnia della nonna è un itinerario turistico totalmente fuori programma. Lui, Baiocchi, in programma aveva una cosa diversa: il suicidio. Stava per impiccarsi con il vestito buono addosso nell’appartamento di Londra (aveva pensato anche a ingaggiare una donna delle pulizie perché trovasse il suo cadavere e si occupasse della sua iguana), quando riceve la telefonata della nonna e, una volta risposto, non riesce a sottrarsi alla richiesta di questa di accompagnarla al paese di origine. Baiocchi, rimasto orfano a un anno a causa del terremoto di Gibellina, ha solo quest’anziana parente e, accantonata la frustrazione per la perdita del lavoro, si mette al suo servizio. L’inizio di La felicità è una storia semplice, secondo libro di Lorenza Gentile pubblicato da Einaudi, è abbastanza bizzarro; le bizzarìe che si vanno accumulando nel seguito non sempre sono all’altezza della prima trovata. La nonna attacca bottone con tutti e, pur stanca, si ostina a voler guardare le città dall’alto; Lorenzo ritrova per caso le persone fondamentali della sua vita e fa una serie di scoperte (la fidanzata tanto rimpianta ora è suora, la sorellina del suo amico, da sempre innamorata di lui, non è male). Tra una sosta e l’altra, tra un incontro e l’altro, la nonna vuota il sacco e rivela al nipote la storia del sogno a cui ha rinunciato. Con stile spigliato e senza ergersi a maestra di saggezza, Gentile suggerisce al lettore che tuffarsi nella propria esistenza è meglio che tuffarsi da una sedia appesi a un chiodo e che, se incontriamo l’amore, dobbiamo tenercelo stretto. Leggerino ma non sciocco.    

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