lunedì 27 febbraio 2017

l'amica dell'amica

con Graciela ci conosciamo da oltre vent’anni, da quando lei, giovane messicana spaurita, era venuta a Roma con una borsa di studio universitaria per vedere come si faceva la radio in Italia. L’ho ospitata da me per un po’ e nel corso degli anni abbiamo continuato a sentirci; quando siamo stati a Città del Messico ci ha portati a vedere le piramidi e a mangiare vero cibo messicano. Mi ha scritto che una sua carissima amica veniva a Roma con la figlia e le sarebbe piaciuto che io la incontrassi. Iera sera, puntuali alle sette, sono comparse da me Elizabeth e la sedicenne Carla. Avevano passato la giornata a visitare Roma ed erano stanche e contente. Elizabeth è molto messicana, piccola, grossa, scura, Carla è molto tedesca, esile e chiara chiara. Vivono in Germania in una piccola cittadina universitaria dell’alta Baviera; Elizabeth era venuta a Roma a vent’anni nel suo primo viaggio da sola ed era stata derubata di tutto in treno, ma non ha smesso di amare questa città. Ero sola con il figlio e lui all’inizio aveva preso storta l’idea di questa visita, ha detto, chi le conosce, io resto in camera mia. Poi si è seduto a tavola con noi, ha apprezzato Elizabeth che gli ha fatto con garbo domande sul surf, sulla vita notturna di Roma, sull’idea di studiare all’estero, mentre Carla lo guardava con occhi spalancati e adoranti. L’ho sentito parlare disinvolto in inglese e l’ho visto deporre in un istante la corazza di ragazzetto romano chiuso al mondo. Ben vengano le amiche delle amiche a spalancarci una finestra su realtà diverse da quella in cui siamo noi.  

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