sabato 18 febbraio 2017

L'Italiano


le mie incursioni nella letteratura araba in genere non sono molto appaganti. Di romanzi tradotti dall’arabo mi capita a volte di apprezzare il tema, i personaggi, ma di arrivare a fatica fino in fondo per un problema di stile o di trama. È questo il caso de L’Italiano di Shukri al Mabkhout, vincitore dell’International Prize for Arabic Fiction 2015, che esce ora da e/o nella traduzione di Barbara Teresi. Un incipit incoraggiante: al funerale del padre, il trentenne Abdel Nasser dà in escandescenze e picchia l’imam. Per spiegare questo gesto che suscita scandalo, il narratore, che è amico del protagonista dai tempi della scuola, parte da lontano, dall’infanzia di questo all’interno di una famiglia abbiente di Tunisi. Abdel ha un fratello maggiore che è il cocco dei genitori: a diciotto anni ha lasciato la Tunisia e ora vive a Ginevra dove lavora per un’organizzazione economica mondiale. Lui invece si atteggia a ribelle e all’università, dove studia Giurisprudenza, fa il leader del movimento di sinistra che si oppone a Bourghiba ma anche al nascente gruppo islamista. Abdel viene chiamato l’Italiano per via della sua bellezza (in realtà in lui si mescolano tratti turchi e andalusi) e molto bella è anche Zeina, la giovane filosofa di origini berbere alla quale lui inizialmente si contrappone per via delle critiche che lei porta al marxismo e all’ortodossia. Durante una manifestazione studentesca i due vengono presi a manganellate e scoprono una grande attrazione reciproca. Mentre Abdel si dichiara innamorato di Zeina, lei, che da ragazzina ha subito violenza da parte del padre e del fratello, non vuole legami. Finiscono per sposarsi perché lei possa ottenere un insegnamento a Tunisi e continuare a preparare il dottorato, ma il matrimonio viene tenuto segreto per volontà di Zeina, e Abdel si sente molto frustrato dalla mancanza di riconoscimento sociale del suo ruolo. Abdel si laurea e diventa giornalista; la situazione politica del paese cambia all’improvviso e Ben Alì prende il potere; Abdel tradisce Zeina con la sua migliore amica Najla’; Zeina entra in crisi quando non le danno la docenza universitaria a causa di un professore che lei aveva respinto… Scopriremo alla fine che i motivi dell’ira di Abdel il giorno del funerale affondano nel suo periodo giovanile e sono legati all’altra donna che ha condizionato la sua esistenza. C’è tanto in questo romanzo: la Storia recente della Tunisia, il clima politico agitato, la violenza che si esercita sui corpi, la censura, la mancata realizzazione della parità femminile, il sesso (sesso descritto in toni un po’ troppo sdolcinati come il miele che consumano gli amanti a fine amplesso), ma si fatica a entrarci e tanto più a restarci.

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