giovedì 9 febbraio 2017

Stanotte guardiamo le stelle

comincia ad esserci una nutrita schiera di romanzi dedicati al racconto delle traversie dei migranti: in genere si tratta di testimonianze raccolte e rielaborate da scrittori italiani. In questa tipologia rientra Stanotte guardiamo le stelle di Alì Ehsani scritto con Francesco Casolo e pubblicato da Feltrinelli, un libro che colpisce per la forza dei contenuti e l’immediatezza dello stile che sembrano rispecchiare il carattere del protagonista. Alì ha otto anni il giorno in cui torna a casa a Kabul e la sua casa non c’è più: è stata colpita da un razzo e i suoi genitori sono morti.  Il bambino si siede su un muretto e aspetta il ritorno del fratello maggiore Mohammed. Questo capisce subito che l’unico modo per sopravvivere è mettersi in cammino verso l’Europa, e dopo il funerale organizza un viaggio in camion verso l’Iran. Siamo nel 1997 e Alì ci metterà cinque anni a raggiungere l’Italia. In questi anni gli capiterà di tutto: venderà borse fatte a mano a Teheran, porterà tè a Istanbul, incontrerà contrabbandieri, poliziotti corrotti, scafisti senza scrupoli, impiegati ladri (a Roma, nel centro rifugiati), ma anche una famiglia turca che lo tratterà come un figlio e molti afghani che divideranno il cibo e il loro giaciglio con lui. Il momento più drammatico del libro è quello in cui Mohammed s’imbarca su un gommoncino gonfiabile verso la Grecia, convinto che entro tre mesi tornerà a prendere Alì. Prima di partire insegna al fratello undicenne a cucinare, a fare il bucato, gli compra un telefono per comunicare con lui, gli ripete che deve studiare e non deve accontentarsi della vita di clandestino.  Mohammed muore subito in mare; Alì invece, respinto la prima volta ad Ancona, ce la fa ad arrivare in Italia via Venezia (sotto un camion).  La narrazione dello spaventoso itinerario dall’Afghanistan al nostro paese è intervallata da ricordi d’infanzia: cresciuto tra ristrettezze (il padre e il fratello vendevano mercanzie su una bancarella, spesso si cenava solo con riso) e in una condizione di costante pericolo (le lezioni si tenevano in uno spazio aperto perché la scuola era stata bombardata e i maestri  avevano ai loro piedi un kalashnikov), Alì è stato circondato da solidi affetti (i genitori si erano sposati senza aver potuto scambiare una parola prima del matrimonio ma si amavano molto;  lo spirito del fratello, il suo incoraggiamento ha continuato a spronarlo dopo la sua morte ). Vive a Roma, si è laureato. Sarà bello incontrarlo.

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