giovedì 16 febbraio 2017

verso Milano

ad apertura di negozio ero dal parrucchiere perché le interviste con i capelli lisci mi pare di farle con più disinvoltura. Ho controllato la fila di taxi e mi sembrava tutto a posto. Quando sono scesa per prenderne uno mi sono resa conto che erano tutti vuoti, ho chiesto a un tassista di passaggio che mi detto, siamo in sciopero. Sono corsa alla metropolitana e ora sono seduta al mio posto in treno. Città malefica, piena di trappole: guarda che io a incontrare Jonathan Safran Foer ci sarei andata anche a piedi. Questa mia trasferta sudata (fino alla fine non si sapeva se mi avrebbero autorizzato a partire e se mi  avrebbero fornito di troupe) ha confermato nei miei figli il sospetto che il mio non sia un lavoro ma un hobby. Vedono l'entusiasmo con cui leggo e intervisto e ne deducono che il mio è uno stipendio rubato: essere pagati per fare una cosa che ti piace non rientra nei loro canoni. Poverini. Ho tre ore per riguardarmi Eccomi sul kindle e al ritorno ho un librone e/o che mi attira parecchio: chi sta meglio di me?

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