martedì 28 marzo 2017

Americana

a conquistarmi subito in Americana di Luca Briasco (minimum fax) sono state la passione per la lettura che traspare da ciascuna delle quaranta schede di lettura dedicate ai  grandi romanzi americani contemporanei, e la vastità delle conoscenze (ma quanti libri ha letto Briasco, oltre ai numerosi e ponderosi che ha tradotto?). E’ un saggio da affrontare con la penna in mano Americana, per segnarsi i nomi di autori e i titoli delle loro opere e il giudizio dell’autore è talmente chiaro che ognuno può seguire la pista che corrisponde ai propri interessi (ami i libri senza trama? Ben Lerner è per te; vuoi ritrovare qualcosa di Fitzgerald: cercala in Yates; il McCarthy migliore? quello del Meridiano di sangue; ti interessa esplorare il cuore nero di un mondo fintamente ordinato? c’è Una famiglia americana di Joyce Carol Oates). Nell’introduzione Briasco delinea i due modelli entro cui si è dibattuta la letteratura americana negli ultimi vent’anni: il modello Foster Wallace e il modello Franzen. Mentre il primo tenta di rinnovare le ragioni profonde della letteratura d’avanguardia, il secondo punta a un patto tra autore e lettore (e vince). E il “grande romanzo americano” che ogni volta la critica si affanna a identificare in questa o quella uscita editoriale? Briasco avanza un’ipotesi: forse è inutile cercarlo, è sotto i nostri occhi, è It di Stephen King “il gigantesco monolite piantato nel cuore degli anni ottanta”, colpevolmente relegato nei confini del genere. Non solo Briasco suggerisce opere in commercio, evitando ogni snobismo da lettore in lingua originale, ma esprime di volta in volta apprezzamenti sul lavoro dei singoli traduttori, ben consapevole che senza una buona traduzione nessun autore può trovare il suo pubblico. Ora il mio problema è acchiappare Briasco: mi piacerebbe intervistarlo, ma occupato come sarà a leggere anche solo contattarlo è un’impresa. 

Nessun commento: