venerdì 3 marzo 2017

Ellissi

“Era stata Erica a spiegarle come, insieme, avrebbero potuto cominciare”. Due amiche quindicenni, una, Erica, che vive sola con il padre, l’altra, Vanessa, con un fratello maggiore, un padre e una madre pasticceri: un unico proposito, quello di diventare ragazze con le ali, di liberarsi progressivamente del peso della loro carne. Quando le incontriamo all’inizio del romanzo di Francesca Scotti, Ellissi, pubblicato da Bompiani, Erica e Vanessa stanno facendo le valigie. Vanno a Villa Flora, un posto sul lago dove verranno ascoltate, pesate, nutrite. Il loro atteggiamento verso la clinica non è ostile, le anima una vaga curiosità verso il dottore, l’infermiera, la ragazza incinta, il ragazzo con la musica nelle orecchie; si sentono più forti di loro, invincibili. Il lettore pensa, perché non le dividono, perché la stessa clinica, perché due stanze adiacenti: è chiaro che la loro è una follia a due, finché si sostengono non la finiranno. Accanto alla repulsione per il cibo in Ellissi  c’è una continua ricerca di contatto fisico: gambe ossute che s’intrecciano, aliti cattivi che si mescolano, mani che frugano i corpi. Il dramma viene sfiorato, chi esce da Villa Flora non si sa dove finisca, ma a Scotti non interessa far deflagrare la storia, le basta creare un’atmosfera, portare alla luce il vuoto che insidia le sue protagoniste. Una scrittura sommessa e potente. 

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