sabato 11 marzo 2017

La notte ha la mia voce


un incidente di macchina che a trent’anni ti toglie l’uso delle gambe. L’ospedale, la rianimazione, il dottor G che traffica con il tuo midollo e le tue ossa. La sensazione di essere mezza morta, la paura e la nostalgia di te stessa. La fisioterapia, la riabilitazione, il ritorno alla normalità, al compagno, alla figlia, agli studi. Ci sono dei libri che senti sulla tua pelle, che grazie al miracolo della scrittura, dello stile, della scelta delle parole, cambiano la prospettiva con cui guardi alle cose. Alessandra Sarchi in questo prodigioso romanzo, La notte ha la mia voce, pubblicato da Einaudi, descrive “la brama della polvere, della terra che ti fodera fino ai malleoli e s’appiattisce sotto i talloni”, spiega cosa voglia dire stare “acculata sulla sedia” senza dominare più nulla dall’alto, racconta l’addio ai tacchi e alle calze di seta trasparenti, esprime il rimpianto per l’amatissima danza, coltivata da quando era bambina, rivela l’ansia che ti fa ingigantire ogni sintomo, dipendere dai medici più di quanto vorresti. Al centro del libro c’è l’incontro tra la protagonista, sfiduciata, sfinita e un personaggio pieno di energia, la Donnagatto. Conosciuta prima attraverso la voce, durante le comuni sedute di fisioterapia, Giovanna, una coetanea a cui è stata amputata una gamba e che non muove l’altra, è un turbine di iniziative e di vitalità. Il suo soprannome viene dalla capacità di essere felina nonostante la carrozzella o proprio attraverso di essa; Giovanna non la ferma nessuno, è sempre polemica attiva combattiva. La casa di Giovanna tutta piena d’immagini di danza e danzatori; il lavoro di Giovanna, la voce erotica che da un call center notturno accende le fantasie di uomini soli: Alessandra Sarchi non fornisce interpretazioni alla sua Donnagatto, lascia che si confronti con la sua protagonista, che facciano insieme un pezzo di strada. Poi la Donnagatto, che non sa stare ferma, sparisce; la sua famiglia dice che forse è in Thailandia. Resta l’eco della sua splendida voce, resta la lezione di libertà che ha incarnato. Dopo la terra e l’aria, la terza parte di La notte ha la mia voce è dedicata all’acqua, l’elemento in cui tutti possiamo lasciare la gabbia del corpo. Questo libro è un viaggio da non mancare.

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