venerdì 10 marzo 2017

Le notti blu

il capodanno per Michele e Larissa, una coppia sulla cinquantina che vive a New York, lui professore universitario, lei casalinga, è il momento più brutto dell’anno. Il loro unico figlio, Mirko, che viveva in Italia con la moglie Caterina, si è ucciso il 31 dicembre di cinque anni prima.  Le notti blu, il romanzo di Chiara Marchelli pubblicato da Giulio Perrone, affronta il tema del lutto dal punto di vista di due genitori che non riescono, a distanza di tempo, ad accettare l’accaduto. Ognuno dei due va avanti come può, ma quando Caterina  al telefono parla di una lettera trovata per caso, di un bambino che Mirko avrebbe avuto con un’altra, tra i due coniugi fino ad allora solidali tra loro, si apre una frattura. Michele si aggrappa alla notizia, organizza subito un viaggio in Italia, si mette sulle tracce della donna che ha scritto otto anni prima; Larissa lo segue scettica e ostile. Nessuno dei due ha mai capito il legame di Mirko con Caterina, una libraia genovese dal carattere chiuso, per cui lui aveva abbandonato la promettente carriera alla Columbia University e aveva deciso di trasferirsi in Italia; ora entrambi sono preoccupati per lei. Non è un romanzo che dà spiegazioni Le notti blu, si limita a sollevare interrogativi che scuotono il lettore: se succedesse a mio figlio, se ci fosse la speranza di un nipote e poi quei martellanti perché. Perché l’ha fatto? Perché non ci siamo accorti di quanto stesse male? Perché non ci ha detto niente? Michele si occupa di teoria dei giochi,  di caso e di strategie, Mirko invece si occupava di movimenti tettonici, di catastrofi naturali; il sottofondo metaforico accresce il fascino di questo libro che mette al centro il dolore e la possibilità di resistergli. 

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