sabato 18 marzo 2017

Loving


non ci sono scene madri in Loving, non c’è, tranne in rari momenti, suspense, non c’è uno scavo psicologico nei personaggi: ci sono solo due persone che si amano e vogliono costruire insieme una famiglia, e per questo sfidano le leggi della Virginia che ancora a fine anni cinquanta vietavano i matrimoni interrazziali. Quando l’avvocato che si è messo al servizio della coppia Loving chiede a Richard, il marito, cosa vuole che lui dica a nome suo alla Corte Suprema, lui ci pensa un attimo, e io stavo per dire ad alta voce, io la amo, che è esattamente quello che lui ha detto. E questo non perché la sceneggiatura di Loving, sia prevedibile, ma perché Jeff Nichols, il regista, si prende il suo tempo e ci fa conoscere ogni aspetto del protagonista (il lavoro di muratore, la passione per le macchine, la madre levatrice, gli amici neri, la laconicità, e appunto l’amore per la sua Mildred). La storia di gente comune che, invece di adeguarsi all’andazzo corrente (nel paese in cui vivevano Richard e Mildred bianchi e neri vivevano a stretto contatto ma senza formalizzare eventuali unioni), sceglie di affermare i propri diritti e ne sopporta le conseguenze. Lo sceriffo del posto spiega a Richard che ha sbagliato ad andare a Washington a sposare Mildred perché Dio ha creato i bianchi, i neri, i gialli, come ha creato i pettirossi e i piccioni e non vuole che si mescolino. Un po’ quello che a distanza di  anni prova a spiegare Trump agli americani. Ai tempi delle leggi razziali gli Stati Uniti erano un paese spaccato in due; ora è lo stesso. Ben ha fatto Nichols a dare a questa storia un taglio quasi documentaristico.

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