domenica 12 marzo 2017

Se mi tornassi questa sera accanto


padre madre e figlia vivono in un paese sull’Appennino: lui, Giosuè, è un uomo tutto certezze e ideali, lei, Nora, è una donna spezzata, convive con una depressione che la porta al silenzio; da bambina Lulù li subisce entrambi. Giosuè fa promettere all’inconsapevole Lulù che studierà agraria e collaborerà con lui alla realizzazione dell’Ignota Ideale, una città sul fiume in cui ci saranno case e cure per tutti, e che sposerà solo l’uomo da lui scelto, pronto a servire la causa; Nora non riesce a prendersi cura della figlia, ama solo i funerali degli sconosciuti e i vestiti con cui sogna di essere sepolta. Isolata dai coetanei, Lulù si rifugia nei libri. A diciassette anni conosce un ragazzo, s’innamora, ma rinuncia a lui per compiacere suo padre, e rinuncia anche a studiare i poeti. Tornata a casa con la laurea in agraria, Lulù scopre che il progetto di Fiumeterra si è infranto contro le pale eoliche che punteggiano il terreno. Per trattenere la figlia, Giosuè prova a giocare la carta del ricatto materno: tua madre, ora scivolata completamente nella follia, ha bisogno di te. Lulù sale sulla macchina di Nora, guida fino al Nord e non dà più notizie di sé. In Se mi tornassi questa sera accanto (Giunti) Carmen Pellegrino alterna le lettere di Giosuè a Lulù con una terza persona che ci ragguaglia su momenti diversi della loro vita familiare e conclude con una lettera di Lulù ai genitori. Capisco che il fiume è l’asse portante della storia, il suo perno, ma l’espediente delle lettere affidate a bottiglie io l’avrei evitato. A parte questo, la seconda prova narrativa di Carmen Pellegrino, mi ha convinto più della prima (il fortunato Cade la terra).

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