giovedì 2 marzo 2017

Tre piani

“Qual è poi il più grande segreto che possiamo nascondere al mondo? Il segreto della nostra vulnerabilità”. In Tre piani, tradotto da Ofra Bannet e Raffaella Scardi per Neri Pozza, Eshkol Nevo coglie tre personaggi in un momento di crisi. Ognuno di loro si rivolge a un interlocutore: il collerico Arnon racconta la sua storia a un amico scrittore (e vorrebbe da lui anche un lieto fine), l’insoddisfatta Hani scrive a un’amica che vive negli Stati Uniti e l’inquieta Dovra usa una vecchia segreteria telefonica per mettere a parte il marito morto di quello che le sta capitando. I tre abitano nello stesso condominio. Al primo piano c’è Aaron con la moglie e le due bambine: la sua voce irosa ricostruisce lo scontro con i vicini di origine tedesca, Hermann e Ruth, a cui per molto tempo si sono appoggiati, usandoli come baby sitter della figlia Ofri. La stessa Ofri aveva avvertito i genitori che Hermann era “guasto”: un principio di Alzheimer lo rendeva inadatto a prendersi cura di chiunque, ma a loro faceva troppo comodo continuare a lasciargli la ragazzina. Così un giorno Hermann esce di casa con Ofri e si perde; li ritrova Arnon in un frutteto e da quel momento l’infondato sospetto che la figlia sia stata molestata dal vecchio non gli dà pace e lo spinge a comportarsi in modo orribile con la nipote di questo.  Hani, la signora del piano di sopra, soffre per le continue partenze del marito e vive un breve ed esaltante  momento di evasione, dando riparo al cognato in fuga dai debitori e dalla polizia. Lascia il suo appartamento al terzo piano Dvora, ex giudice, che ha rivisto il figlio con cui aveva da tempo interrotto i rapporti. In questo romanzo Nevo si gioca la carta freudiana: è la stessa Dvora a svelarlo, dopo una notte agitata da sogni: compra su un sito le opere complete di Freud e riflette sul fatto che “al primo piano risiedono tutte le nostre pulsioni e istinti,l’Es. Al piano di mezzo abita l’Io, che cerca di conciliare i nostri desideri e la realtà. E al piano piú alto, il terzo, abita sua altezza il Super-Io”. C’è dunque uno schema dietro questi personaggi e le difficoltà in cui si dibattono, ma data la bravura dello scrittore ad emergere è soprattutto un realistico spaccato di nevrosi contemporanee (siamo in un palazzo borghese di Tel Aviv, ma potremmo essere a Roma o New York e il malessere sarebbe lo stesso). Nevo viene a Libri Come: domenica 19 lo incontro per parlare di questo libro.

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