sabato 25 marzo 2017

Una storia nera


sin dalle prime righe di Una storia nera (Mondadori), Antonella Lattanzi crea un’atmosfera di suspense, tiene all’erta il lettore. C’è Carla, uscita di casa di notte con in braccio la piccola Mara, in un agosto romano bollente e c’è Manuel che l’ascolta parlare di Vito, il suo incubo. Pian piano si definiscono i termini della vicenda: Vito è l’ex marito di Carla, il suo grande amore, che continua a minacciarla di morte perché è geloso di lei. Lattanzi fa un passo indietro, ci racconta la festa di Mara che compie tre anni: una festa con Nicola e Rosa, i fratelli maggiori, e la partecipazione del padre. L’esito di questa serata è inatteso: Vito sparisce nel nulla e giorni dopo, per caso, viene trovato cadavere in una discarica. Da Massafra, il paese d’origine arriva la sorella Mimma, come una furia. Le indagini della polizia si concentrano sulle due donne di Vito: Carla e l’amante Milena (quest’ultima la sera della festa si era appostata a spiarlo). Entrambe avrebbero motivi per desiderare la morte di Vito, ma è Carla a confessare il delitto e a invocare il diritto alla legittima difesa. Durante il processo per i media Carla prima è “la donna dagli occhi di ghiaccio”, la grande manipolatrice che in coppia con il fedele Manuel si è sbarazzata dell’uomo che ostacolava i suoi piani poi, quando l’alibi di Manuel trova finalmente conferma, diventa “la madre coraggio”, l’eroina capace di difendersi da una violenza inaudita, sorretta dal desiderio di restare accanto ai suoi figli. La realtà è più complessa di entrambe le versioni e Lattanzi illumina in modo sapiente il vissuto di ogni suo personaggio: di Carla, di Milena e sua figlia, di Nicola che ha ventun anni e ha sempre visto la madre picchiata dal padre, di Rosa che ne ha diciannove e non ce la fa a prendersi cura di Mara, di Mara che ne ha tre e rimane senza i suoi genitori, di Mimma, la zia che adorava il fratello. Una storia nera è intessuto di dettagli, ogni scena si staglia di fronte al lettore (vediamo l’orecchio storto del poliziotto, percepiamo il calore che emana dalle strade romane, sentiamo gli accenti aggressivi degli avvocati durante il processo), non consente distanza: la violenza che pervade il libro arriva a lambirci, ci scuote, ci inquieta.

Nessun commento: