sabato 15 aprile 2017

Bruciare tutto

“L’Isis è il perfetto complementare dell’Occidente: a chi ha cancellato la morte rispondono coi kamikaze, alla fine delle ideologie con una fede monolitica, a chi non osa più nominare la rivoluzione con una prospettiva radicalmente rivoluzionaria: a una civiltà con le chiese vuote oppongono la centralità della religione, all’estetizzazione del reale reagiscono con la più brutale iconoclastia; rovesciano il masochismo con cui ci offriamo alla tecnologia nell’uso sapientemente sadico della tecnologia stessa, sfidano il nostro pubblico chiacchiericcio (o “talk”) con sermoni di antica retorica, arringhe profetiche, proclami senza ironia”: questo pensa Leo, il prete trentenne, protagonista del romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, pubblicato da Rizzoli, e questo pensa Walter Siti, schifato dai vezzi della contemporaneità. Che il romanzo in questione sia diventato oggetto di dibattito (anche e soprattutto da parte di persone che non l’hanno letto, “non l’ho letto ma” dovrebbe essere vietato per legge) per le ultime pagine in cui un bambino disturbato fa una brutta fine e innesca un moto autodistruttivo nel protagonista dimostra che il pessimismo di Siti sulle sorti anche culturali della civiltà occidentale ha le sue buone ragioni. Il Leo di Siti ha avuto un’infanzia infelice, ha una fede tormentata, e una volta scoperta la propria omosessualità, ha scelto il sacerdozio come sfida nei confronti di Dio. La sua intransigenza lo spinge a cambiare ruolo: lo infastidiscono i luoghi comuni che sente in confessione e la voglia di assoluzione che lo circonda; non ha pazienza con le coppie assurde che si preparano al matrimonio. È il mondo dei bambini, con la sua logica stringente ad attrarlo, ma essendo questo interesse mischiato con il senso di colpa per il rapporto avuto a vent’anni con un undicenne, Leo è condannato a non avere pace. Libro fatto di dialoghi e teso a dimostrare che tra gli adulti ci si scambia per lo più chiacchiericcio insensato (intorno a Leo si agita una Milano deteriore, fin troppo tipizzata), Bruciare tutto è rabbioso, dolente. Scandaloso no.

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