martedì 18 aprile 2017

Le madri

la prima cosa che colpisce nel romanzo Le madri dell’esordiente americana  Brit Bennet  (traduzione di Giovanna Scocchera, Giunti) è l’uso della prima persona plurale. A commentare la storia di Nadia, Luke e Aubrey è una sorta di coro greco costituito da un gruppo di vecchie signore di Oceanside, una cittadina della California abitata in gran parte dai neri, come neri sono i protagonisti del libro. Tutto si svolge intorno alla chiesa di Oceanside, la Upper Room Chappel: è qui che la madre di Nadia è stata vista prima che si tirasse un colpo di pistola alla testa, ed è qui che fa il pastore il padre di Luke. A diciassette anni Nadia, devastata dall’inspiegabile suicidio della madre, si getta tra le braccia di Luke, che di anni ne ha ventuno e in seguito a un incidente è rimasto zoppo rinunciando al sogno di diventare un campione di football. Nadia resta incinta e abortisce con i soldi che Luke si fa dare dai genitori; lui le dice “questa storia di merda doveva essere divertente, non una cazzo di tragedia”. Ma la tragedia che aleggia su tutta la narrazione non si compie. Bennet (attraverso le sue madri che raccolgono voci, spiano arrivi e partenze) segue i passi successivi di Nadia: fa amicizia con Aubrey, una compagna di scuola, come lei devastata dall’instabilità materna (ha cambiato casa e città a ogni fidanzato della madre e l’ultimo di questi l’ha molestata); parte per il Michigan dove ha vinto una borsa di studio per l’università; si mette con Shadi; va all’estero; torna a Oceanside per il matrimonio di Aubrey con Luke; riparte, lascia Shadi; ritorna quando il padre che lei ha sempre trascurato finisce in ospedale.  L’amore mai sopito tra Nadia e Luke, il fantasma del loro bambino che riappare nelle fantasie dell’una e dell’altro; il legame tra Nadia e Aubrey che si vogliono bene, si sorreggono e s’invidiano reciprocamente e non sanno dirsi quello che conta davvero; il potere delle madri di influenzare la vita dei figli (il personaggio più inquietante del libro è Latrice, la madre di Luke che ha un occhio azzurro e uno marrone, un’anima nera e una lingua velenosa); l’inversione dei destini per cui ci ritroviamo a far da madri a chi ci ha allevato: tutto questo e molto altro racconta Brit Bennet e lo racconta così bene che non ci si stacca dalle sue pagine finché non si è arrivati fino in fondo al suo libro.        

Nessun commento: