sabato 1 aprile 2017

Nove braccia spalancate


Nove braccia spalancate è uno dei finalisti al Premio Strega ragazze e ragazzi. Lo ha scritto l’olandese Benny Lindelauf e l’ha tradotto Anna Patrucco Becchi per le edizioni San Paolo. Mentre leggevo questa storia di una scombinatissima famiglia (padre sempre a caccia di un nuovo lavoro, sette figli e una nonna), ambientata in un paesino vicino Maastricht alla fine degli anni trenta, sentivo una strana aria di casa. Ho letto ora in un’intervista che Lindelauf da piccolo leggeva e rileggeva Piccole donne, commuovendosi di fronte al destino di Beth. E nel suo romanzo, raccontato in prima persona da Fing che ha undici anni, le sorelle hanno un ruolo molto importante: l’estroversa Muulke  e la fragile Jes, che ha una vertebra spostata, deve portare un busto e viene bullizzata a scuola, sono per la protagonista due inseparabile compagne di avventura. Tutto ruota intorno a una vecchia casa piena di crepe che le ragazze chiamano Nove braccia spalancate da quando la misurano mettendosi tutti a braccia aperte. Scopriremo che in quella casa aveva abitato una coppia dall’amore contrastato (si erano conosciuti da ragazzi, lei era una nomade, lui avrebbe dovuto avvelenare i suoi cani, si erano innamorati ma la notte in cui dovevano fuggire insieme, lui era stato chiuso in casa dai suoi concittadini, lei aveva sposato un altro, il loro figlio era finito in orfanatrofio, si erano ritrovati passati i cinquant’anni). Su tutti i personaggi domina quello della nonna con l’occhio storto che si prende cura dei nipoti dalla morte di sua figlia (stroncata dal suo “cuore di burro”): dice di avere un piede e mezzo nella fossa e ha la sola debolezza di ricordare il marito come un grande capocantiere mentre era un mezzo debosciato come il genero. Un libro così ricco di temi, personaggi e atmosfere da far sparire gli altri concorrenti al premio.

Nessun commento: