venerdì 14 aprile 2017

Onorato


Giuseppe Ferrandino e Honoré de Balzac: il primo presta la voce al secondo, raccontandone in prima persona vita e opere in Onorato (in uscita da Bompiani). Descrivendo a volo d’uccello l’infanzia (la madre non lo ama, è convinto di essere brutto, il padre pensa solo a come diventare centenario), Onorato parla del proprio approdo a Parigi a vent’anni, del desiderio di scrivere, degli inizi burrascosi. Amante di donne molto più grandi di lui, Onorato ha un pessimo senso per gli affari: fa fallire una tipografia, due giornali e, quando la sua fama decolla, s’impegna a scrivere una quantità indecente di libri. I debiti lo perseguitano e la madre, rimasta vedova, ci mette il suo carico. Il romanzo su un padre deriso è il suo Don Chisciotte, il suo Inferno; dalla sua sterminata produzione salva una dozzina di romanzi. Incontra Manzoni, Hugo, invidia Sue per la sua ricchezza. È consapevole del suo talento e della sua solitudine, si sente uno sbruffone, scrive come un ossesso, trascura la salute, sogna di sfondare attraverso il teatro. Quanto Ferrandino c’è in questo ritratto?

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