martedì 11 aprile 2017

Storie dal mondo nuovo

che la sua meta sia l’Albania della corruzione e dei falliti esperimenti televisivi o il Montenegro dei giocatori di poker o il Mugello dei fan di Valentino Rossi o la Puglia dello sfarzoso matrimonio indiano o la fabbrica dei retroscena costituta dal parlamento romano ciò che interessa a Daniele Rielli nei reportage contenuti in Storie del mondo nuovo (Adelphi) è mettere in luce le tendenze in atto nella società moderna. Uno sguardo mai superficiale il suo; ogni viaggio si avvale di una o più guide d’eccezione: che sia un anonimo writer o  uno scrittore pokerista come Andrea Piva, Rielli si affida sempre a persone immerse nella realtà che a lui interessa esplorare e capaci di fornirne chiavi interpretative originali. Nato a Bolzano da madre altoatesina e padre del Salento, Rielli ha nella precisione della scrittura un altro punto di forza. C’è poco da stare allegri di fronte al quadro che emerge dalle sue storie: il risultato del “consumismo tecnico” è “una bolla di solitudine e consumo in cui la promessa è l’abolizione di ogni non detto, di ogni asprezza, di ogni problema, di ogni imprevisto che derivi dalla fastidiosa presenza di un altro essere umano”.  Non sappiamo se si arriverà davvero all’”abolizione dei chiaroscuri che sono tutta la nostra vita ma non si prestano alla dimensione istantanea e globale del web”, ma non si può dire che Rielli non ci abbia avvertito. 

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