martedì 30 maggio 2017

Enciclopedia della donna


Amanda ha cinquantatré anni e, praticando molto sesso, ha deciso di condividere con il pubblico ciò che ha ricavato dall’esperienza di una vita. Da bambina sedeva sull’Enciclopedia della donna, una raccolta di fascicoli che conteneva tutto quello che si supponeva le ragazze dovessero conoscere; mancava la voce “fica” e Amanda si ripropone di colmare questa lacuna con il suo Aggiornamento. S’intitola proprio così Enciclopedia della donna, Aggiornamento, il nuovo libro di Valeria Parrella, pubblicato da Einaudi. Capitolo dopo capitolo Amanda ci mette a parte dei suoi gusti sessuali (meglio la manovalanza e i colletti bianchi che gli intellettuali, sempre troppo romantici o troppo spacconi o troppo mistici), del suo modo diretto di rivolgersi agli uomini (lui dice ci vediamo, lei chiede, per scopare?), del criterio che orienta i suoi favori (“li scelgo solo tra quelli che ci provano senza tergiversare o tra quelli che non ci provano affatto”). Ci racconta di sé: insegna architettura, ha due gemelli, ha lasciato il marito archistar, ha un amante che la soddisfa ma la storia sta finendo perché prova gelosia per sua moglie e non le piace provarla; per i cinquant’anni di un’amica sceglie con le altre un sex toy da portarsi a casa; dopo aver accompagnato i figli a scuola, torna a vedersi un porno (purché duri meno di un quarto d’ora). Mi ha lasciato molto perplessa questo libro di Valeria Parrella: dovrebbe essere leggero e invece è pesante; dovrebbe essere sfrontato e invece è didascalico; dovrebbe sprizzare autenticità e invece suona artefatto; dovrebbe essere allegro e invece è tombale.

domenica 28 maggio 2017

Omicidi all'acqua pazza


non c’è quasi angolo d’Italia che non abbia i suoi omicidi e il suo detective letterario. Omero, che appare in Omicidi all’acqua pazza, il romanzo di Umberto Cutolo, pubblicato da Clichy, e ambientato all’Hotel Furore, in Costiera Amalfitana, è davvero particolare: se ne sta per lo più rintanato in cucina (di mestiere fa il cuoco e lo fa con passione) e da qui osserva i suoi colleghi e le coppiette che costituiscono i clienti dell’albergo, sottoponendo tutti al vaglio della sua divertita curiosità e dello spirito critico che gli deriva dal padre professore di latino e greco. È un ottimo libro questo esordio nel giallo di un giornalista settantenne: prima di tutto per come racconta il paesaggio usando la chiave dei sapori (narrativa e cucina qui si fondono in un tutto organico, a differenza di altri libri in cui si giustappongono), poi per la caratterizzazione dei personaggi (basti pensare al carabiniere Salvatore, che di delitti non capisce niente ma di pasta alle vongole tantissimo), e per la costruzione del giallo (si arriva fino all’ultima pagina senza aver capito chi è l’assassino e anche questo non capita spesso). Due donne giovani e belle, sposate con uomini più anziani di loro, trovate impiccate a poca distanza di tempo sul ponte di Furore: mentre studia il caso, e fa piazza pulita delle erronee soluzioni che gli altri mettono in campo, inveisce contro i turisti sciocchi e il turismo sciocco in generale (anche nell’ultima versione figlia della televisione: il turismo macabro nei luoghi dei delitti), Omero non smette di cucinare e di illustrare ingredienti e sapori. Davvero godibile e siamo solo al primo volume.

sabato 27 maggio 2017

Ritratto di famiglia con tempesta


scrittore fallito che si mantiene con un lavoro di assicuratore privato arrotondato con ricatti, Shinoda Ryota è un uomo in crisi. Sua madre gli rinfaccia la villetta che sperava di ricevere da lui, la sua ex moglie gli alimenti che non le paga. Hiroshi Abe, l’attore che interpreta il protagonista del film di Kore Eda Hirokazu, Ritratto di famiglia con tempesta, è molto bravo nel dare al suo personaggio un’aria sconsolata e inconcludente (ed è di un’altezza e di una bellezza inconsuete). Ryota fa un ultimo tentativo di riconquistare la moglie: l’attira in casa della madre la notte in cui viene annunciato un tifone e cerca di riaccendere in lei la passione perduta anche dimostrandole quanto tenga al figlio. Per un momento la famiglia si ricompone sotto la tempesta. Fatto di splendidi dialoghi, Ritratto di famiglia con tempesta mette in luce soprattutto il personaggio della nonna: una donna anziana che ha subito un marito difficile come il figlio e da vedova cerca di godersi il tempo che le resta e di promuovere riconciliazioni impossibili senza perdere la sua ironia e il suo spirito critico.

venerdì 26 maggio 2017

interviste à gogo


mi sveglio tutta piena di raffreddore e decido di alzarmi alle otto invece che alle sette. Mi aspetta un’intervista all’Istituto di studi germanici con il massimo esperto di Hans Christian Andersen. Per arrivare a Villa Sciarra devo solo imboccare le mura gianicolensi, ma sono così in catalessi che prendo il lungotevere e mi tocca fare un giro molto più lungo. Arrivo con cinque minuti di ritardo e gli occhi che lacrimano copiosamente. Bruno Berni si rivela una persona deliziosa e il suo ufficio è in un posto meraviglioso (anche se, non essendoci più nessun addetto ai giardini di Roma, la villa è invasa dalle erbacce e una vasca romana giace mal recintata in un angolo zozzo). Berni non è molto indaffarato e parlerebbe di Andersen per ore, mi dà anche un libro di una scrittrice danese che ha appena tradotto. Arrivo a casa in tempo per mangiare un boccone. Alle tre si presenta Matteo B. Bianchi e ci intratteniamo piacevolmente sull’amicizia tra Maria e Betty. Un’ora dopo è la volta di Rita Monaldi e Francesco Sorti e qui mi si apre un mondo. I due sono sposati, hanno qualche anno meno di me. Mi raccontano che facevano i giornalisti con scarsa fortuna in Italia, hanno scelto di andare a Vienna e di mettersi a scrivere insieme un romanzo. Hanno avuto fortuna e con il libro su Malaparte concorrono pure allo Strega. Affiatatissimi, religiosissimi, hanno due figli educati secondo principi rigorosi (niente televisione, videogiochi e neppure cellullari). La figlia già collabora alle ricerche per i loro romanzi e nei viaggi di lavoro se li portano dietro. Chiacchierando con loro non mi accorgo di quanto sia in ritardo Marco Ferrante. Si sono fatte quasi le sei e lui doveva venire alle cinque. Lo chiamo, farfuglia e si presenta alle sei e mezza, quando sto per crollare (e non ho ancora montato neppure un servizio). È molto interessato alla vista dalle mie finestre. Mi parla del libro e mentre sta prendendo l’ascensore mi chiede le mie previsioni sulla cinquina. Rivedrò tutti il 14 a casa Bellonci. Intanto il premio mi ha presentato uno spaccato di varia umanità.

giovedì 25 maggio 2017

Maria accanto

l’idea della Madonna che appare a una ragazza milanese, chiedendole se possono essere amiche, non mi pareva entusiasmante, ma Maria accanto il libro di Matteo B.Bianchi, pubblicato da Fandango, utilizza con garbo e intelligenza questo spunto e offre un bello spaccato della vita della venticinquenne Betty e di quella dei suoi amici. Betty lavora come assistente in uno studio dentistico e si sente un po’ in colpa perché a differenza dei coetanei ha un posto fisso. Vive con sua madre Adele e ha un fidanzato, Diego, che lavora in un’autofficina, ha la passione per le macchine, è bravo a letto ma non ha altri meriti. Maria si presenta a Betty prima come bagliori indistinti, poi come una vera e propria presenza con cui solo lei riesce a comunicare. Inizialmente tesissima per questa intrusione, Betty si affeziona all’amica evanescente che sorride sempre e apprezza tutto ciò che vede, che sia un grande magazzino, un cimitero, un bar o una pista da ballo. Ne parla solo a Luchino, il suo migliore amico, che proprio perché le vuole bene non esita a crederle e si diverte molto all’idea di Maria che da H&M insieme a Betty si rifà il look. La crisi scoppia quando Vero, amica di Betty, viene investita da un camion. Lei vorrebbe che Maria intervenisse e le salvasse la vita; Maria le dice che non può farlo e scompare. Ma c’è ancora margine per un suo ritorno grazie ai social media… In realtà a Matteo B. Bianchi più che il divino interessa l’umano, più che il miracolo la quotidianità, e soprattutto lo sforzo che dobbiamo compiere per guardare in noi stessi e capire cosa vogliamo veramente. Leggero ma non frivolo, molto godibile.

mercoledì 24 maggio 2017

semi crollo

forse sto chiedendo troppo a me stessa. Dopo il terzo giorno passato a tradurre, scrivere, inserire video, mi sono ritrovata alle cinque piena di brividi, con il naso che colava, mal di testa e mal di pancia. Sarà stato il cinema di ieri? La sua aria condizionata o il film molto scarso con una Shirley MacLaine mezza mummificata e una querula bambina nera? Sarà l'accumularsi di nuove interviste con libri che devo divorare in poche ore? Sono tornata a casa, mi sono presa una tachipirina e mezza e sono scivolata sotto le lenzuola. Dopo un'ora sono riemersa per mangiare, con i figli che mi guardavano come una bestia rara. Sto sempre bene e secondo loro così devo stare. Ho finito di leggere Maria accanto. Domani alle dieci devo andare a intervistare la sindaca di Sestri Levante che va a Montecitorio. Sarebbe saggio prima saltare la palestra.

lunedì 22 maggio 2017

meno uno

alla figlia manca solo un esame per laurearsi (la tesi, che all'epoca mia richiedeva un sacco di tempo e di impegno, ormai è ridotta a una tesina, venti paginette scopiazzate su Netflix e si toglie il pensiero). Ci ha messo tre anni esatti, è stata bravissima. Il 4 settembre ricomincia a Milano, la Bocconi l'ha presa. Sono così orgogliosa della mia apparentemente svagata figlietta: quando si mette in testa un obiettivo lo raggiunge e non ha le mie crisi d'inadeguatezza, procede spedita nella vita senza scordarsi di godersela il più possibile. Come ho fatto a farla venir su così bene?

domenica 21 maggio 2017

Gin tonic a occhi chiusi


una madre ingombrante, dispotica, snob, sempre pronta a mettere in competizione i figli tra loro e con una spiccata predilezione per il minore dei tre: a dominare il romanzo di Marco Ferrante, Gin tonic a occhi chiusi, pubblicato da Giunti, è il personaggio della sessantenne Elsa Misiano, tutt’altro che simpatica. Ma è impossibile simpatizzare per qualcuno in questo romanzo corale, ambientato nell’alta borghesia romana (i tre fratelli sono uno fiscalista, uno deputato e uno giornalista) che si tiene impegnata imbastendo inciuci, scambiando pettegolezzi, scivolando in annoiati adulteri. Paolo spende trentamila euro per la collana di Bulgari che la sua amante reclama; la collana finisce tra le mani di una escort amica dell’amante che se la tiene per non far scoppiare uno scandalo che poi scoppia lo stesso; la carriera politica di Paolo si salva grazie al suo impegno casuale contro le pale eoliche che lo fa amare dagli ambientalisti; sempre Paolo mette incinta l’amante mentre la moglie sta per avere il quarto figlio e la moglie, magnanima, se lo riprende in casa e organizza anche la festa di compleanno, quando la bambina nata dalla relazione extraconiugale compie un anno. E Gianni e Ranieri non sono da meno, quanto a storie lavorative e amorose pasticciate e svuotate di senso. A una materia già gelida, Ferrante sovrappone un narratore beffardo, che registra i movimenti dei Misiano e di chi gravita intorno a loro con spazientito distacco. Di Anna, la donna che prima si mette con Gianni e poi con Ranieri, a un certo punto si dice che le piacciono le storie “che non significano niente se non quello che dicono”. Quella raccontata in Gin tonic a occhi chiusi, è una storia così, una storia che si fa specchio di un mondo, rinunciando a ogni altra ambizione.