martedì 9 maggio 2017

Anatomia di un giocatore d'azzardo

Anatomia di un giocatore d’azzardo di Jonathan Lethem (tradotto da Andrea Silvestri per La nave di Teseo) è uno di quei libri che fanno sentire il lettore inadeguato: che cosa avrà voluto dirmi l’autore, ci si chiede alla fine (e in questo senso quale occasione migliore di un’intervista all’autore al salone di Torino per chiarire i miei molti dubbi sul testo?). Provo intanto a descrivere quello che ho capito e quello che ho apprezzato. Un inizio folgorante: Alexander Bruno, prossimo alla cinquantina, alto, bello come uno 007, ci appare su un traghetto, diretto a una villa berlinese dove deve spennare un “pollo gigantesco”, cioè sfidare a backgammon un riccone. È questo che fa nella vita e lo fa così bene che in poco tempo vince ventottomila euro al suo ospite. Poi va tutto storto: entra una cameriera mascherata con i tacchi e indosso solo una camicia, la macchia che Alexander ha nell’occhio si espande, comincia a perdere soldi e infine gli esce un sacco di sangue dal naso. In ospedale gli dicono che ha un tumore al naso non operabile, poi una dottoressa gli consiglia un chirurgo di Berkeley.  Proprio a Berkeley è una potenza Keith Stolarsky, ex compagno di scuola di Alexander che ha da poco incontrato a Singapore e si è rivelato ossessionato da lui.  Alexander, che è solo al mondo (sua madre quando lui era adolescente  faceva la barbona e ne ha perso le tracce) e senza un soldo, si rivolge a lui e riceve un biglietto aereo per la California e l’appuntamento con il chirurgo fricchettone che gli smonta la faccia e gli asporta il tumore. Le pagine dedicate all’operazione (con il dottore che vorrebbe essere Oliver Sacks, che per sedici ore ascolta Jimi Hendrix scavando nel suo naso, e alla fine vuole che gli assistenti gli descrivano qualche sconcezza per tenerlo sveglio) sono uno sfoggio di virtuosismo letterario, ma intanto noi ci siamo appassionati ad Alexander, vogliamo sapere se si riprenderà e anche capire perché l’orrido Stolarsky è così generoso con lui. Qui il racconto si fa più confuso: Alexander sta bene ma la sua bella faccia non è più bella ma piena di cicatrici; fa amicizia con un cuoco che sembra un oppositore di Stolarsky ma è sul suo libro paga; dalla Germania arriva Madchen, la cameriera seminuda che aveva dato il suo numero di telefono ad Alexander sul traghetto; Stolarsky vuole che Alexander cuocia hamburger in un suo locale con una grottesca maschera in faccia che attira la curiosità dei clienti; poi c’è Tina, la donna di Stolarsky che instaura ogni volta con Alexander un clima altamente erotico; ci sono due lesbiche che hanno organizzato una protesta antibanche e coinvolgono Alexander… Se si aggiunge che il protagonista ha il dono della telepatia e la macchia nell’occhio gliel’aveva oscurato, mentre l’operazione gliel’ha ridonato, il quadro si fa sempre più complesso.  La critica del sistema capitalistico incarnato da Stolarsky (che comunque vada fa profitti, anche se gli incendiano i possedimenti, anche se paga una mega operazione a un poveraccio); la parabola umana di Alexander che comincia da ragazzo a fare il cameriere, poi diventa giocatore d’azzardo, poi di nuovo cameriere, poi di nuovo giocatore d’azzardo; il ruolo ambiguo delle due donne Madchen e Tina: ce ne sono di questioni in sospeso in questo libro. Ma una cosa è certa: Lethem scrive in un modo incredibile.     

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